Abbiamo un sogno nel cuore

Dai, che ci avevate creduto anche voi che era finita a Milano, con quella manona di Donnarumma a negare il compimento del secondo miracolo al 93° in una settimana. E via il sogno che dura da trent’anni, senza alcuna sensibilità da parte di nessuno, neanche da un conterraneo come il portierone rossonero. Eppure, sappiate che quel sogno è ancora dentro di voi.
Dai, che anche voi avete difeso Milik dagli attacchi di chi, campioni indiscussi di calciobalilla, sapevano esattamente dove avrebbe dovuto tirare il pallone l’attaccante polacco, per non lasciare a Gigio la gloria della parata. “Era già a terra e doveva guardare e tirare alla sua destra”; “Chiunque avrebbe tirato la mazzata imprendibile da solo davanti alla porta!”; “Quello è un goal sbagliato, non una grande parata!”. Oppure siete esattamente quei tifosi che si sono fatti bellilli dicendo come avrebbero fatto goal, dimenticando che al momento del tiro avranno sicuramente detto: “Uah! Che ha parato”, salvo poi cambiare idea dopo venti replay e dieci angolazioni diverse.
Dai, che anche voi avete comprato il biglietto contro l’Udinese prima della partita del Milan e avete poi pensato di onorare comunque gli spalti, ma che, in effetti, dopo una giornata di lavoro, forse, il divano ci starebbe stato proprio bene.
E dai che anche voi avrete sognato un Crotone sfavillante e pronto per il gemellaggio con noi, ma con onestà intellettuale avrete poi pensato anche ad una Juve straripante, come contro la Samp.
E lo so che vi veniva difficile pensare che andiamo a Torino con molte speranze e ancora qualche possibilità.
Beh, io sono convinta che al San Paolo, contro l’Udinese, c’eravate tutti voi messi insieme. Alcuni li ho sentiti nel pre partita, sugli spalti, soprattutto gli esperti balistici del tiro di Milik. E sono convinta che anche la tizia che contro il Chievo ne ha dette di cotte e di crude, soprattutto su Insigne, e che ieri era di nuovo presente, c’è venuta più per continuare il discorso con il numero 24 che per crederci ancora. Eppure anche lei adesso ha ancora un sogno nel cuore, ne sono sicura.
E al San Paolo c’era anche l’amico che con un messaggio prima della partita mi ha annunciato di non poter venire per motivi di lavoro (lui viene da Roma sempre), aggiungendo, però, che aveva buone sensazioni. Le stesse buone sensazioni che dieci giorni fa, sotto di un goal contro il Chievo, lo portarono a dire: “Tranquilli, la vinciamo!”. Semmai dovesse succedere, i ragazzi dovrebbero dedicarlo a lui e al suo ottimismo.
Al San Paolo c’era anche chi nel bel mezzo del secondo tempo mi scrive un messaggio chiedendomi dove fossi (dove potrei essere mai?) e cosa stessi facendo perché mi doveva parlare di una cosa di lavoro. La stessa che ogni volta che gioca il Napoli scrive messaggi a cui nessuno, saggiamente, risponde, facendole capire che o si è impallato whatsapp a tutti tranne che a lei o le stiamo inviando messaggi subliminali del tipo: “scaricati il calendario della serie A e prendi nota!”. A fine partita ci ho provato a dirle che il momento era delicato e che non potevo rispondere, ma mi è uscito solo un sano e sincero: “Stev’ jucann’o Napule!!!”. Credo avrà capito, senza offendersi.
E al san Paolo c’eravate anche voi che, criticando la mancanza di ricambi, avete storto il naso al centrocampo con Diawara e Zielinski o fatto la croce vedendo di nuovo Tonelli in difesa. Beh, lo so, siete gli stessi che in questo momento state ancora imitando lo stacco imperioso del difensore sul 4-2. Tranquilli, vi facciamo salire anche a voi sugli spalti.
Certo, accanto a noi in curva c’era anche quello con il vino nel brick del succo di frutta. In fondo, sempre frutta è. E dietro di noi c’era anche la tizia che nel brick ha portato, invece, una crema di caffè meravigliosa da leccarsi i baffi. E davanti a noi c’era chi cacciava dalla borsa delle “ciuciuliarie” noccioline, lupini e sementi. Tutto per la gioia degli affamati chimici.
Insomma, c’è voluto il fiato di tutti questi qui e oltre per poter vincere la partita. E, credetemi, l’abbiamo vinta noi. Nel momento in cui abbiamo abbassato tutte le difese, non quelle in campo, si capisce, ma le nostre personali rispetto alla possibilità di sognare ancora, nell’esatto istante in cui abbiamo sostenuto senza pretendere, cantato senza straparlare e incitato senza andare in ansia, è stato proprio in quel preciso attimo che sono cambiate le sorti della partita e, forse, dico forse, del campionato. Ah, certo, anche nella rovesciata di quell’insensibile di Simy, è chiaro.
Ecco perché per me c’eravate tutti voi tifosi del Napoli con noi sugli spalti. Un sogno così non si nega a nessuno e se questo significa crederci un po’ più forte, è giusto che qualcuno si accolli questa responsabilità, più degli altri. La stessa cosa non posso dire della prossima partita. Contro la Juve a Torino hanno deciso che dovranno essere veramente in pochi a crederci per tutti, come se avessero previsto i risultati positivi per noi e l’ondata azzurra salire da giù. E, invece, il nostro destino lo lasciamo in mano agli emigrati, ai residenti fuori regione, quelli che da sempre sono abituati a difenderci in terra straniera. E, perciò, forse, quelli più adatti a custodire il nostro sogno. In cuor nostro, perciò, sappiamo che è in ottime mani.
Forza Napoli sempre, a voi e famiglia!

About the author

Criminologa e operatrice sociale a tempo perso. Ama giocare con le parole ma anche a pallavolo, nonostante l’età. Ha le spalle protette dal Vesuvio e lo sguardo fisso sul mare. Così si sente a casa, o quando è in curva B al San Paolo. Per Idea Napoli cura la rubrica “Racconti in Curva”

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