Aria di neve: le indagini del gatto detective Mycroft. Intervista a Serena Venditto

Dico la verità: quando leggo che la casa editrice è Homo Scrivens, acquisto il libro fidandomi ciecamente della qualità delle pubblicazioni. Però, allo stesso tempo, al di là dell’editore, è vero anche che prima di tornare a casa con un bel libro ho sempre bisogno di studiarmelo un po’, prenderci confidenza, farmi conquistare a poco a poco.
Eppure, un libro di Serena Venditto, edito appunto da questa bellissima casa editrice napoletana, era fra le mie mani prima ancora che ci potessi pensare. Sarà stato per la brillante presentazione della stessa Serena, o forse perché uno dei protagonisti della storia è un adorabile gatto e io sono gattara inside, o forse ancora perché è un giallo ambientato a Napoli e quindi non ho resistito.

Fatto sta che è stato davvero piacevole e intrigante seguire in misteriose indagini gli abitanti dell’interno 5 di Via Atri 36, quattro giovani coinquilini e un meraviglioso gatto detective.

In Aria di neve, il primo volume della serie dedicata al gatto detective Mycroft e ai 4+1 di Via Atri, troviamo Ariel, una ragazza italo-americana che, dopo aver girato mezzo mondo, ora vive nell’adorata Napoli e lavora come traduttrice. Dopo quattro anni di fidanzamento e due di convivenza, è appena stata lasciata da Andrea, l’uomo perfetto, ispettore di polizia e compagno dolce e premuroso. Sconfortata e delusa, Ariel si mette alla ricerca di un luogo dove ricominciare da zero e presto si imbatte nel coloratissimo e disordinato appartamento di Via Atri e nei suoi caotici inquilini. Proprio quando tutto sembra andare per il verso giusto, un evento tragico che si consuma molto vicino ai coinquilini rimetterà tutto in gioco e sconvolgerà il microclima di Via Atri: un suicidio vagamente sospetto o un vero e proprio delitto della camera chiusa? Un mistero da risolvere per i 4+1 coinquilini, guidati dall’intuito dell’archeologa-investigatrice Malù e dall’intelligenza del felino detective Mycroft.

Da poco “Aria di neve” è stato pubblicato da Mondadori e dunque non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di porre alcune domande all’autrice!

Il gatto nero Mycroft risulta il vero protagonista di “Aria di neve” (ed. Mondadori). Com’è nato il personaggio del gatto detective? E come nascono le avventure del felino investigatore?

“Aria di neve” è un giallo ambientato a Napoli, a via Atri, in cui gli investigatori dilettanti sono gli inquilini di uno stesso appartamento: Kobe, geloso pianista giapponese, il sardo-nigeriano Samuel, la traduttrice italo-americana Ariel, capeggiati dall’archeologa Malù e dal suo gatto nero Mycroft.
Il gatto detective Mycroft, come il fratello di Sherlock Holmes, nacque per caso durante un esercizio al laboratorio di scrittura. Il tema era: inventa un detective e la sua spalla. E mi venne in mente un micio come assistente di un investigatore.
Il gatto non ha poteri sovrannaturali, fa le cose che fanno tutti i gatti, gioca, dorme, cerca di rubacchiare cose buone, ma ovviamente ha un fiuto tutto felino che mette gli umani sulla strada giusta. È un assistente perfetto per la vera detective, Malù, che è archeologa di professione e quindi allenata a ricostruire delle azioni umane partendo da dati materiali.

Il tuo è un giallo “anomalo”: si indaga su un enigma, ma soprattutto si ride e si sorride, seguendo i personaggi nella loro quotidianità. Cosa significa per te dare sfumature ironiche ai personaggi di cui racconti?

Significa dar loro vita, senza ironia non c’è verosimiglianza.

Siamo in un periodo in cui si vendono molti libri gialli e il genere in Italia è ben rappresentato da autori come Manzini, Camilleri e De Giovanni solo per fare alcuni esempi, ognuno dei quali narra le indagini di un vicequestore, un commissario o un ispettore di polizia.
Perché e come nasce la scelta di seguire le indagini attraverso i tuoi “irregolari di Via Tribunali”, ovvero personaggi dal grande intuito (in particolare la leader del gruppo, l’archeologa Malù) che però non sono funzionari di polizia?

Mi sono sempre piaciuti i detective dilettanti, quelli che le indagini se le vanno a cercare. Trovo che siano più divertenti da seguire, perché anche la ricerca stessa delle informazioni su cui ragionare per loro è un’avventura.

Infine, oltre ad essermi affezionata ai personaggi, ho apprezzato e amato molto le tue descrizioni di Napoli: riesci a descrivere sensazioni e angoli della città con delicatezza e senza cadere nei luoghi comuni. Qual è la tua idea di Napoli e che rapporto hai con la città?

Un fidanzato stronzo e bellissimo, bravissimo a letto, che non riesci a lasciare e che ti fa incazzare. Però lo ami, che ci vuoi fare? Nella vita uno così lo lascerei, con la mia città sarebbe impossibile.

About the author

Napoletana nata a Torino, laureata in Scienze della Comunicazione, con la passione per la sociolinguistica e il turismo. Innamorata di Napoli e del Napoli, divora libri e pizze fritte. Per Idea Napoli cura la rubrica “Divina Napoli”.

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