Luoghi non comuni

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Basilica di S.Francesco di Paola: la prima chiesa con l’altare rovescio


Nel mezzo della sessione invernale
mi ritrovai per un corridoio oscuro,
ché l’aula dell’esame era nascosta come il Binario Nove e Tre Quarti di Harry Potter.
Ahi quanto è doloroso dire qual era quel corridoio
ricco d’amianto, impervio e polveroso,
che al solo ricordo la paura si rinnova!

I versi di Dante ben si adattavano all’esame che dovevo sostenere in un’università che non splende per bellezza e funzionalità. Vabbè, Dante non ha scritto proprio così, ma ci si avvicinava!
Erano le prime luci del mattino. L’aula era introvabile, la mia ansia aumentava sempre di più, ovunque intorno studenti-zombie vagavano affannandosi nel ripasso dell’ultimo minuto. Tutto a un tratto, al fondo del corridoio, vidi una scintilla, un luccichio. Sarà stata l’agitazione o forse la disperazione, ma io laggiù vidi una luce.
Mi avvicinai lentamente e altrettanto lentamente il paesaggio attorno a me cambiò, trasformandosi in quella che per me è la piazza più bella del mondo: Piazza del Plebiscito. Enorme, splendida, col porticato della Basilica che più lo guardi e più sembra abbracciarti. Inutile dire che lo stupore mi pervase; rimasi incantata, come ogni volta che vedo quel luogo, ma cominciai a intuire che presto sarebbe apparso Virgilio, come spesso accade nei viaggi onirici di Divina Napoli. E così fu: il poeta latino si propose di accompagnarmi in visita alla Basilica di San Francesco da Paola. Ci fermammo insieme ad ammirare l’esterno, la facciata, il pronao, il porticato e intanto Virgilio iniziò la sua lezione “alla Alberto Angela”:

«Per ripercorrere la storia della più importante chiesa italiana del periodo neoclassico bisogna risalire all’inizio dell’Ottocento, quando Gioacchino Murat, divenuto re di Napoli, diede il via a un progetto di riassetto urbanistico: ordinò la demolizione degli antichi conventi di “Largo di Palazzo”, l’attuale Piazza del Plebiscito, e bandì un pubblico concorso per la realizzazione di una nuova piazza; venne scelto il progetto dell’architetto Leopoldo Laperuta, il quale proponeva l’edificazione di un porticato con al centro un’aula circolare da utilizzare come sede di assemblee popolari.

Con la Restaurazione e dunque il ristabilimento sul trono di Napoli di re Ferdinando IV, i lavori iniziati da Murat per il Foro Gioacchino vennero bruscamente interrotti. Re Ferdinando, però, decise di edificare sulla stessa area un Foro Ferdinandeo e una chiesa cristiana consacrata a Francesco da Paola, come voto nei confronti del santo che lo aveva protetto facendolo tornare sul trono del Regno. Il Santo, originario della Calabria, fu a Napoli alla fine del Quattrocento, abitò nella Reggia di Castel Nuovo, ovvero al Maschio Angioino, in una stanzetta ancora esistente.
Il nuovo bando di concorso per i lavori a Piazza del Plebiscito fu vinto dall’architetto svizzero Pietro Bianchi, che collocò al termine dell’emiciclo le due statue equestri di Carlo III di Borbone e di suo figlio Ferdinando I commissionate ad Antonio Canova.

I lavori terminarono nel 1846, rispecchiando pienamente il gusto neoclassico e ispirandosi nelle forme circolari al Pantheon di Roma; la chiesa venne inaugurata da Papa Gregorio XVI, che le conferì il titolo di Basilica Pontificia, la rese indipendente dalla Curia Arcivescovile di Napoli e concesse il privilegio ai suoi ministri di officiare con l’altare rivolto verso i fedeli, rendendo così la Basilica la prima chiesa di Napoli ad avere l’altare rovescio».

Conquistata come non mai da tanta bellezza, seguii il poeta dentro la Basilica; l’atrio in cui si accede è fiancheggiato da due cappelle, una a sinistra dedicata alle Anime del Purgatorio e l’altra, a destra, al Santissimo Sacramento. Superato l’atrio, la chiesa in tutta la sua magnificenza: il fascino dell’interno, maestoso ed elegante, non ha nulla da invidiare all’ingresso e al colonnato esterno! Il trionfo del marmo di Carrara, la solennità del corpo centrale col suo diametro di ben 34 metri, i marmi policromi della pavimentazione, la gigantesca cupola alta 53 metri e le austere statue lungo il perimetro della chiesa.

Rimasi estasiata e Virgilio mi indicò alcuni dettagli, come le trentaquattro colonne in marmo di Mondragone alte undici metri: i pregiatissimi marmi mondragonesi, la cui produzione è oggi scomparsa, sono stati utilizzati anche all’interno della Reggia di Caserta.

In alto, invece, si aprono tante finestrelle: «Le tribune. All’interno dell’elemento detto tamburo, queste tribune venivano utilizzate dai reali per assistere alle funzioni religiose».
Giusto, i sovrani non andavano in curva, solo tribuna. Lo sguardo severo ma divertito di Virgilio mi richiamò all’ordine e mi rispedì dritta dritta a fare l’esame all’università. Lo scenario cambiò rapidamente, tornando ad essere quello dell’ateneo, e io mi ritrovai già in attesa di scoprire quale sarebbe stata la tappa del prossimo viaggio di Divina Napoli.

Ah comunque alla fine l’aula l’ho trovata!

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Classe 1995, napoletana nata a Torino, studia Scienze della Comunicazione, innamorata di Napoli e del Napoli, assidua visitatrice di musei e accanita lettrice. Per Idea Napoli cura la rubrica “Divina Napoli”.

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