Campania felix o infelix? Persone diverse, opinioni diverse

La bellezza è l'inferno: qual è la verità?

La bellezza è l’inferno: qual è la verità?

Questa mattina, durante la mia personale rassegna stampa, mi sono imbattuto in due lettere inviate a Italians, il blog di Beppe Severgnini sul Corriere della sera. La prima, Campania: chi cerca la maleducazione non rimarrà deluso, si apre così: “Caro Beppe, reduce da una vacanza ad Ischia (proprio reduce, visto che sarei scappata già il primo giorno…) le scrivo per avere un po’ di conforto rispetto a quello che ho visto io del sud. Premetto che, pur essendo “nordica” di aspetto, di mentalità e di nascita, non ho mai pensato che davvero la Padania fosse un’idea da perseguire, ma il viaggio nel sud Italia per la prima volta in vita mia, mi ha fatto dubitare della mia preclusione nei confronti della Lega.”
La lettera prosegue con il racconto di un incubo napoletano, un’apnea di maleducazione e inciviltà, un lungo tunnel di arretratezza che ha portato l’autrice a scrivere che la vacanza ha fatto promettere a me stessa che mai più in vita mia andrò a visitare le regioni meridionali. Povera Napoli, povero Sud, ho pensato. Maltrattato e maltenuto, bello sì, ma invivibile. Ho pensato alla mia città, emblema di questo paradosso, e ho provato un senso di terribile angoscia. Per fortuna, è proprio il caso di dirlo, un’altra lettera, Napoli è la più bella città del mondo, ci veniamo ad abitare?, mi ha regalato un briciolo di speranza, illuminando di gioia la mia testa e la mia anima: “Quest’estate tornando verso nord, dopo un po’ di mare giù nello Ionio, ci siamo fermati a Napoli. Con mia moglie volevamo far vedere Pompei ai nostri bambini. Abbiamo piantato le tende nel campeggio della Solfatara a Pozzuoli. Ci andavo negli anni ’60 quando mio padre, innamorato di Napoli, ci portava ogni anno almeno una settimana. Dovevamo fermarci due giorni a Napoli , ci siamo rimasti una settimana e quando, a malincuore, ce ne siamo andati ho visto negli occhi dei miei figli la stessa espressione di amore e meraviglia di mio padre quando guardava il Golfo.”
Che bellezza, ho pensato. Gli occhi seguivano le parole e ridevano, speravano, sognavano. Ma il bello doveva ancora venire. Le ultime righe, il pensiero di un bambino, il figlio (10 anni) dell’autore della lettera: “Napoli è la più bella città del mondo, ci veniamo ad abitare?”, una richiesta “normale”, come quando si chiede di essere accompagnati alle giostre, al mare, in un luogo dove si sta bene e ci si diverte.
Napoli vista da un bambino, Napoli stessa bambina. Perché si, forse è questa la croce e la delizia della mia città: è una bambina. Fantastica, sorridente, ma terribilmente ingenua, in balia di adulti senza scrupoli che le danno cattivi consigli.

 

Pierpaolo Orefice
@PierpaolOrefice

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