Luoghi non comuni

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Il 17 al 17′: la scaramanzia ci fa un baffo!


Deborah Divertito e i suoi “amici da stadio”.

29 dicembre, Crotone-Napoli. Dopo anni di stop per svariati motivi non dipendenti solo da me, ecco che mi si ripresenta l’occasione di organizzarmi per una trasferta. E allora, ore 12, si va.

Seguire il Napoli fuori casa non è una cosa semplice, richiede una meticolosa preparazione psico-fisica, già solo per la quantità di frittate di pasta che ti si paiono davanti appena si apre il cofano dell’auto, alla prima sosta. Area di servizio di Lauria. Non so se avete presente. -25 gradi, neve intorno, 30 chilometri a ritroso per entrarci e parcheggiare. Praticamente l’abbiamo imboccata a Lauria, ma abbiamo sostato a Napoli.

La trasferta non è mai solitaria. A parte il gruppo con cui parti, amici fidati con i quali dividi un pezzo di curva e di vita e qualcuno appena conosciuto, incontri, a mano a mano, van, mini van, pullman, auto da cui escono tifosi rigorosamente azzurri, li riconosceresti tra mille anche senza vessilli addosso. Hanno quell’atteggiamento del “sempre accanto a te e amma vencer’!” che non puoi non capire subito. E allora cenni di intesa, un forza Napoli buttato lì, o domande tecniche del tipo “Ma voi che strada fate adesso? Sibari o la Sila?”.

Beh, noi avremmo voluto la Sila, ma un amico ci telefona e dice di vederci sull’altra strada e allora la trasferta diventa subito un tour guidato nel mappatella beach calabrese, versione “mare d’inverno”. Si passa Cariati, si passa Cirò e via dicendo, con uno del gruppo che fa un salto nel tempo facendoci vedere la sua discesa a mare e ricordando l’animatrice. Ma questa è un’altra storia. Ore 17 siamo ‘nderr’ Crotone, appuntamento sul lungomare, ovviamente. Perché chi ten’o mare, porta ‘na croce. Ma anche una delizia. L’appuntamento era per un caffè con amici di Crotone, conosciuti l’anno precedente. E invece il caffè diventa due birre, gli amici di Crotone diventano subito i fratelli di tutti, e pure la cameriera ci prende in simpatia rimpinzandoci come se non ci fosse un domani e una cena post-partita con altre frittate di pasta. Ci ha preso per dei dilettanti, ma l’abbiamo assecondata.

Un aperitivo che ha suggellato un gemellaggio tutto nostro, Sud-Sud, con la reciproca promessa di ricambiare l’ospitalità e di rivederci all’ultima di campionato a maggio a Napoli. Sperando in una loro già avvenuta salvezza e un nostro…chissà…appena lori accennano a dirlo, noi ci giriamo e ci grattiamo tutti. Devono ancora imparare un paio di cose sulla scaramanzia. Ci lavoreremo.

Arriviamo allo stadio facilmente, parcheggiamo all’interno, schiviamo l’intervista con Carlo Alvino, non me ne voglia Carletto, ma lo facciamo solo perché io voglio definitivamente entrare in clima partita.

Lo stadio Ezio Scida di Crotone è piccolo, ma accogliente. Non un colosso degli impianti sportivi, ma casereccio. La curva Sud, invece, è meravigliosa. Un muro di gente rossoblù che salta, canta Rino Gaetano in versione “capo ultrà a sua insaputa” ed è una gioia per le nostre orecchie, tanto che ci ritroviamo a cantare tutti insieme, in un’unica appartenenza a quella voce interprete del Sud e dell’Italia tutta che ci manca tanto, applaude, chiama il nome di Ciro Esposito suggellando un’amicizia già in corso e conferma l’infamata. Mamma Antonella sarà contenta che c’è chi non dimentica e sa riconoscere le ingiustizie, al di là del colore della sciarpa che porta al collo.

La parte più bella dello stadio è sicuramente il settore dei portoghesi: l’ospedale! Abbiamo deciso che il prossimo anno porteremo zucchero e caffè ai malati, in cerca del malato che alloggia nella camera con la visuale migliore. I più belli erano gli infermieri, in una pausa durata 90 minuti con un quarto d’ora di lavoro nell’intervallo. Più o meno.

Menzione speciale allo speaker: elegante, cordiale, infallibile e gentilissimo nell’augurarci buone feste. Che signore! E così ci ritroviamo anche allo stadio a dire “Anche a te e famiglia!” Può darsi che pure al San Paolo ci sia stato dato il “Buon Anno”, ma grazie alle casse che ci ritroviamo non lo sapremo mai.

La partita parte bene, il nostro numero 17, Marek, segna, come saprete ormai tutti, al minuto 17 il suo goal 117 nell’ultima partita del 2017. Come dire? La scaramanzia ci fa un baffo! In compenso Dries ormai ha la barba in attesa del goal, ma confidiamo nei suoi movimenti, nei suoi assist e anche nei suoi bagher. Insomma, noi avevamo una bandiera davanti e non lo abbiamo visto in diretta, ma a rivedere le immagini nel viaggio di ritorno devo dire che quello era rigore. Strano che il silent check non lo abbia rilevato. Certo, forse non avrebbe inciso sul risultato perché, come ha detto anche Zenga, era solo il 65°, magari non lo avrebbero segnato o gliene avremmo segnati altri 3 noi, viste anche le occasioni avute in un secondo tempo comunque opaco, ma per onestà intellettuale dobbiamo riconoscere il movimento non proprio limpido del nostro folletto belga.

Il Crotone ha, comunque, una bella intensità di gioco, buona grinta, tifosi appassionati. Confidiamo in una loro salvezza anche quest’anno e prenderanno punti con altre, noi ci prendiamo, invece, questi tre preziosissimi e torniamo a casa alle cinque del mattino, con un sorriso che ci fa chiudere bene l’anno.

Unico neo da segnalare durante il ritorno è l’accoglienza sull’autogrill, chiuso. Pompa di benzina pure. Benzinaio, chiuso anche lui, ma dentro al gabbiotto, che si difendeva dall’attacco aggressivissimo di tifosi napoletani che chiedevano solo di fare rifornimento per tornare a casa alle due di notte. I pregiudizi sono il male di questo tempo e sapete come abbiamo risolto? Chiamando noi la polizia. Avevamo bisogno di benzina, lui ce l’aveva ma non ce la voleva dare per puro pregiudizio nei confronti nostri. Il poliziotto l’ha convinto a uscire, si è fatto una risata e ci ha salutato con “Forza Napoli”. Per il caffè, invece, abbiamo dovuto aspettare di arrivare sotto al Vesuvio.

 

A fine partita, in attesa di un cenno delle forze dell’ordine per poter riprendere la via di casa, brindiamo alla vittoria e al nuovo anno. E lo facciamo con una rivisitazione perfetta di uno storico brindisi in lingua partenopea.
E vi vorrei lasciare così, sperando che lo facciate vostro, quando brinderete con le vostre famiglie e amici il 31, per buon augurio: “Aiza, aiza, aiza. Acala, acala, acala. Accosta, accosta, accosta. ‘O Napule ‘o primmo posto!”

Forza Napoli, a voi e famiglia, sempre!



Criminologa e operatrice sociale a tempo perso. Ama giocare con le parole ma anche a pallavolo, nonostante l’età. Ha le spalle protette dal Vesuvio e lo sguardo fisso sul mare. Così si sente a casa, o quando è in curva B al San Paolo.
Per Idea Napoli cura la rubrica “Racconti in Curva”


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