Il mondo di Giallo e di Grigio delle PMS – Idea Napoli

Il mondo di Giallo e di Grigio delle PMS

La copertina del disco d’esordio delle PMS. Nella foto cover dell’articolo Martina Mollo e Caterina Bianco

Amo la mia città, perché sa regalarti qualcosa di emozionante anche quando credi di conoscere tutto di lei. Ciò avviene quando cammini per strade che non avevi ancora percorso, quando mangi in un posto dove non eri ancora stato, oppure quando ascolti musica che non conoscevi. Solitamente, quando si recensisce un disco, soprattutto di una band emergente, si dovrebbe mantenere un certo distacco ed attenersi ad un determinato protocollo. Ebbene, se vi aspettate questo potete anche smettere di leggere. Perché il sottoscritto, dopo l’ascolto di Di Giallo e di Grigio, è a tutti gli effetti un fan delle PMS, ovvero Martina Mollo e Caterina Bianco. Nell’epoca dei Talent (ma po’ stu talénto, vulesse sapé addó stà) dove tutto scorre veloce per soddisfare una fruizione musicale che oramai avviene quasi esclusivamente in rete, queste due ragazze hanno sfornato un lavoro discografico complesso e Pop allo stesso tempo. Il disco è suddiviso in due “parti”, quasi a voler riproporre i vecchi lati A e B dei vinili o delle musicassette. Nella prima parte troviamo infatti la forma canzone, nella seconda invece si lascia spazio a dei brani esclusivamente strumentali. Gli strumenti che caratterizzano l’intero lavoro sono quattro: il pianoforte, il violino, le voci di Martina e Caterina (che definirei superlative) ed il campionatore. Dopo un attento ascolto, posso dire che nessuno di questi strumenti prevale sull’altro, a dimostrazione del fatto che questo disco è stato davvero curato sin nei minimi dettagli. Personalmente, credo che questo Album possa tranquillamente essere annoverato tra i dischi candidati a vincere la targa Tenco: siamo di fronte a due fuoriclasse, e mi auguro davvero che la loro carriera possa essere lunga e radiosa, soprattutto per noi fruitori.

Il brano migliore? Senza ombra di dubbio Nudi. Quello che colpisce di più al primo ascolto? Lo scrivo in metro (ma ne parleremo durante l’intervista). Non credo serva aggiungere altro: posso solo consigliare l’ascolto a loop di questo disco.

Vi riporto ora l’intervista che le PMS mi hanno concesso.

 Nel vostro disco convivono il suono analogico del pianoforte e del violino e quello digitale dei suoni campionati. Quanto vi sentite appartenenti a questi due universi?

 Sono mondi che comunicano e si influenzano a vicenda più di quanto normalmente si creda. Sicuramente gli strumenti classici sono il nostro background, la nostra storia e il nostro mezzo primario di espressione, ci siamo cresciute insieme e sono un po’ la nostra “voce”. Allo stesso tempo, però, sarebbe anacronistico non pensare ai sintetizzatori e ai suoni campionati come strumenti di pari valore rispetto a quelli più tradizionali, anzi, aumentano in maniera esponenziale le possibilità di trasformare in musica quello che si ha in testa.

In Di Giallo e di Grigio la forma canzone convive con i brani strumentali: a quale di questi linguaggi vi sentite di appartenere?

È difficile dire di appartenere a una forma piuttosto che a un’altra. Nasciamo come musiciste classiche, e per questo probabilmente siamo più a nostro agio con la musica strumentale, ma il non sentirci cantanti, o cantautrici, probabilmente ci porta a sperimentare di più con le forme e con le strutture dei brani cantati.

Il nome della vostra formazione è l’acronimo di sindrome premestruale: ci spiegate il motivo di questa scelta?

Il nome nasce un po’ per gioco, come spesso accade. Ci sembrava che questo evocasse un senso di libertà e la volontà di essere fedeli a noi stesse il più possibile, anche accettando i lati più scomodi e meno piacevoli. Al netto dei motivi che ci hanno portato a sceglierlo, però, gli acronimi ci piacciono perché possono assumere infiniti significati, in qualsiasi lingua; significati che sono lasciati alla fantasia dell’ascoltatore.

 Il brano che più mi ha colpito è Lo scrivo in metro: chi è l’invertebrato protagonista della storia?

 Il senso “letterale” non potrebbe essere più chiaro. Potremmo aggiungere un secondo senso, quello allegorico, volendo scomodare Dante: invertebrati siamo noi tutti, oggi, che non abbiamo il coraggio di assumerci le responsabilità e le conseguenze delle nostre emozioni, che non sappiamo vivere più in maniera profonda, anestetizzati dal mondo superficiale che ci circonda, e che così facendo avveleniamo e sporchiamo tutto quanto è rimasto di vero e di autentico.

Come vi ponete davanti al tema dei “generi musicali”: secondo voi esistono o sono solo il prodotto della fantasia delle case discografiche?

Esistono solo due generi di musica: quella bella e quella brutta! Frasi ad effetto a parte, è un argomento che abbiamo affrontato spesso. I “generi musicali” sono categorie che possono aiutare, sia chi si approccia a nuovi artisti, sia gli artisti stessi a sapere a quale tipo di pubblico rivolgersi, a immaginare con un po’ di anticipo a chi potrebbe piacere la propria musica. Non è giusto, però, pensarli come compartimenti stagni, anzi, la creatività si alimenta soprattutto con le contaminazioni, mescolando tra loro i cosiddetti generi. Se così non fosse, ogni genere rimarrebbe sempre uguale a sé stesso, e non ci sarebbe evoluzione.

 Martina è figlia di Massimo Mollo, della band operaia E Zézi: questo retroterra culturale è per voi una ricchezza oppure qualcosa da cui differenziarsi?

Siamo convinte che la tradizione sia una ricchezza infinita da conservare e rispettare, ma allo stesso tempo da mettere a frutto. E’ storia che insegna e linfa che nutre, e per fare questo deve essere fatta propria e rielaborata nel linguaggio più vicino possibile a sé stessi.

Come vi state preparando per Musicultura?

Non c’è altro da fare che studiare tanto e cercare di essere più pronte possibile, di goderci i tre brani che dovremo suonare e farne godere anche il pubblico. Poi si vedrà cosa succederà!

I vostri prossimi appuntamenti live?

Abbiamo in programma delle date, ma stiamo ancora lavorando sui dettagli. Se vorrete seguirci sui nostri profili social, vi aggiorneremo sicuramente al più presto.

About the author

Talmente tante vite alle spalle che oramai non le ricorda più. La passione più grande resta la musica e la scrittura in genere. Alla ricerca di se stesso negli occhi degli altri, e viceversa. Napoli nel DNA. Per Idea Napoli cura la rubrica “Napoletano Atipico”.

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