Il Napoli e l’educazione alla bellezza

Che bellezza! (foto articolo e copertina ANSA)

Ritorno dal San Paolo dopo mezzanotte, senza voce, con un livido in petto per qualche botta ricevuta durante l’esultanza del primo goal, liberatoria, esagerata ma giusta allo stesso tempo. Torno stanca, ma con l’adrenalina in circolo che non mi farà dormire facilmente. E allora comincio  a scrivere, di getto, immediatamente, con ancora i cori della curva che mi girano nella testa, con ancora Sanremo in tv che sta per premiare una canzone a rischio esclusione per plagio. Praticamente neppure quando si tratta di canzoni  siamo capaci di premiare il merito. E nel frattempo  guardo le foto degli amici, leggo i commenti di chi l’ha vista da casa, mi riguardo i goal. Bestemmio sul loro, mi stupisco ancora per i nostri. Eppure ho sentito Inzaghi commentare ai microfoni Sky che sono stati loro a mollare nel secondo tempo, che abbiamo trovato il pareggio con un goal fortuito (!!!) e siamo stati aiutati dall’autorete. Neanche una parola sulla bellezza di questo Napoli che per l’ennesima volta ha reagito sotto di un goal, ancora una volta ha dimostrato di essere  la prima forza del campionato. Nonostante Tonelli in difesa.

Ecco. Tonelli.

Vogliamo parlare di lui? No, perché nel nostro pre-partita è stato lui il protagonista assoluto. Praticamente ogni due frasi c’era qualcuno che esclamava: “No, vabbè, ma veramente gioca Tonelli?”. Poi si ricominciava a parlare del più e del meno e di nuovo: “Ma alla fine gioca Tonelli?”. Poi tornavamo a disquisire di questo e di quell’altro e sentivamo da dietro: “Guagliu’, ho letto la formazione. Ma c’è veramente Tonelli!”. Insomma, un incubo. Ma soprattutto non eravamo neanche convinti che Tonelli si ricordasse come mettere i parastinchi. Quando i giocatori sono entrati in campo, qualcuno lo ha indicato ancora incredulo, come fosse un extraterrestre, e addirittura abbiamo notato che è riuscito a saltare il cartellone pubblicitario. Fa ben sperare.

Qualcuno non ricordava il suo nome, ho sentito che l’hanno chiamato Adriano, Maurizio, Gianluca. E così, quando lo speaker ha chiamato LORENZO , l’amico accanto ha detto tranquillo INSIGNE, due volte, uno in difesa e uno in attacco. Siamo terribili!

Il settore ospiti è pieno, molti entrano dopo il loro goal che a me mi ha gettato in uno stato catatonico e a loro, invece, gli ha dato fin troppo fiato, tanto da cantare di lavarci col fuoco. Ebbene, se col fuoco noi ci laviamo, a loro quel fuoco li ha travolti.

E nel secondo tempo non c’è stata storia.

Via col secondo, col terzo, col quarto e avremmo potuto continuare se avessimo voluto.

Il momento più emozionante: gli applausi scroscianti di tutto lo stadio manco fossimo a teatro durante la prima al San Carlo della Boheme. Qualcosa che non si può capire. Applausi sempre più forti, sempre più coinvolgenti, a scena aperta e che non volevano smettere mai.  Una standing ovation nonostante stessimo già in piedi da ore. Ma sono sicura che ad un certo punto ho anche volato. Credo sul terzo goal, per l’esattezza.

Insomma, era bello il Napoli in campo ed eravamo belli noi sugli spalti. Siamo rimasti lì a lungo dopo il triplice fischio dell’arbitro. Le bandiere, i cori e i giocatori a condividere con noi. Era un tripudio di bellezza. E allora, dedico questo pezzo scritto senza prendere fiato ad una persona che di bellezza e riscatto attraverso di essa ne sapeva qualcosa, e mi ha insegnato tanto con il suo esempio di ribellione e giustizia. Come il nostro primo posto adesso. Rivoluzionario, contro ogni potere, difficile da difendere, forse, ma assolutamente giusto.

Insomma, Peppino Impastato diceva che “se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà… È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione, ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.

Che questo Napoli continui ad insegnare la bellezza a tutti noi, che ne abbiamo un gran bisogno.

Sempre Forza Napoli, a voi e famiglia.

About the author

Criminologa e operatrice sociale a tempo perso. Ama giocare con le parole ma anche a pallavolo, nonostante l’età. Ha le spalle protette dal Vesuvio e lo sguardo fisso sul mare. Così si sente a casa, o quando è in curva B al San Paolo. Per Idea Napoli cura la rubrica “Racconti in Curva”

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