Lorenzo Marone: “Napoli è una città che si racconta sussurrando”

 

Un ragazzo normale, l’ultimo libro di Lorenzo Marone.

Laureato in Giurisprudenza, per dieci anni avvocato di professione, poi scrittore di successo.
Lorenzo Marone (foto di copertina tratta da lorenzomarone.net), napoletano, è uno degli scrittori italiani del momento. Ha scritto romanzi di successo come La tentazione di essere felici (Longanesi), La tristezza ha il sonno leggero (Longanesi) e Magari domani resto (Feltrinelli).
Lo scorso 22 febbraio Feltrinelli ha pubblicato il suo nuovo libro, Un ragazzo normale.
Oltre a scrivere bene (Magari domani resto è stato anche protagonista della nostra rubrica CopertiNa), Lorenzo è una persona umile e disponibile, che ha accettato con grande entusiasmo l’incontro con una piccola realtà come Idea Napoli:

– Il tuo ultimo romanzo parla di un adolescente che conosce un supereroe con la Mehari Verde (Giancarlo Siani, giornalista de Il Mattino ucciso dalla camorra, ndr). Com’è nata l’idea di costruire una storia del genere?

Volevo parlare del concetto di eroe nella nostra società, di persone normali che compiono atti eroici e poi tornano a essere normali. L’idea di parlare di Siani è venuta da sé, lui era un ragazzo normale che si è comportato da eroe. Era uno che credeva di poter cambiare in meglio le cose.

– Giancarlo Siani è stato, anzi è ancora, il punto di riferimento per molti giovani giornalisti. In un’epoca in cui si parla spesso di baby gang e criminalità giovanile, cos’è che manca ai ragazzi di oggi che scelgono una strada sbagliata?

Mancano le basi, la famiglia, l’assistenza, mancano figure di riferimento, sono ragazzi che non hanno fondamenta, non hanno chi seguire o imitare, e perciò scelgono i modelli sbagliati. Bisognerebbe intervenire da subito, da quando sono infanti, dare a queste famiglie assistenza, possibilità, far capire che ci sono più strada da poter percorrere.

– Nei tuoi romanzi hai raccontato storie dal punto di vista del settantenne Cesare Annunziata (La tentazione di essere felici), del quarantenne Erri Gargiulo (La tristezza ha il sonno leggero), della trentenne Luce Di Notte (Magari domani resto) e del dodicenne Mimì (Un ragazzo normale).
Come si fa a entrare in ognuno di essi senza rischiare di perdersi e soprattutto senza correre il rischio di costruire vicende e relazioni poco credibili?

È il mestiere dello scrittore quello di vestire i panni degli altri, cercare di “sentire” cosa sentono gli altri. La sensibilità ti porta più facilmente a vivere le vite di altri.

– Prima di essere uno scrittore di successo sei stato un avvocato. Parafrasando la domanda che Il Postino Massimo Troisi rivolge a Pablo Neruda: come si diventa scrittori?

Bah, non lo so, credo sia un qualcosa che esista già dentro di noi. Poi, certo, bisogna aver letto tanto. Ma la capacità di assorbire dall’esterno, di raccontare, di “sentire” appunto, o ce l’hai, o non ce l’hai.

– Qual è il tuo libro preferito?

Ce ne sono troppi, tanti, non saprei rispondere. Diciamo che Bukowski mi lasciò interdetto da ragazzino. Era uno che aveva capito tutto.

– Ho letto che tra i tuoi desideri c’è quello di fare un Coast to Coast degli Stati Uniti a bordo di un vecchio furgone Volkswagen. Se dovessi partire domani, che genere di libri ti porteresti dietro?

Uno di Roth. Uno qualsiasi.

– Siamo arrivati alla fine, purtroppo. Al termine delle nostre interviste siamo soliti chiedere ai nostri ospiti: qual è la tua idea di Napoli?

Che sia una città meravigliosa e complessa, piena di contraddizioni e sfaccettature, e che non la si possa raccontare sempre e solo dallo stesso punto di vista. Bisogna cercare di abbassare i toni quando si parla di Napoli, di arretrare, togliere, sussurrare, fino a descrivere una città più normale.
Esiste Gomorra purtroppo, ma esiste anche altro, per fortuna.

About the author

Giornalista pubblicista, amante delle parole scritte e della napoletanità pura. Sorride e si emoziona con i film di Totò e Troisi, sogna con la musica di Pino Daniele. Per Idea Napoli scrive "Racconti".

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