L’annata del “mainagioia”

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Il toccante saluto di Paolo Cannavaro sotto la curva B

Premesso che una partita alle 19 di lunedì dev’essere annoverata tra i crimini contro l’umanità. E’ praticamente un’istigazione alla bestemmia. E’ fondamentalmente una sfida a tutte le leggi spazio-temporali dell’universo e oltre. E’ un’assunzione di responsabilità sul licenziamento di un numero imprecisato di tifosi. E’, infine, una presa in giro per tutti quelli che non sanno fare bene i conti per arrivare allo stadio in tempo, non abituati all’orario. Mi spiego. Ad esempio, partita alle 20:45 e mi avvio alle 18; partita alle 15 e mi avvio alle 12:30/13:00; partita alle 12:30 e faccio colazione e mi avvio senza sapere neanche l’ora. Ma le 19 sono infami. Sono quell’orario che se ti avvii alle 18 fai tardi, se fai colazione e ti avvii è troppo presto, alle 17 becchi tutto il traffico di Napoli, New York e Los Angeles insieme, tutti sulla tangenziale svincolo corso Malta. Tutto questo lo penso mentre sono nella metro, dopo aver sbagliato l’orario di andata, pensando di essere a Londra. Mi accorgo presto che, invece, sono sulla linea 2 di Napoli, tratta San Giovanni-Campi Flegrei e ci sono almeno tre soste in cui il treno decide di farti ammirare le gallerie nere mentre sei completamente fermo.

Ecco. Il mio pre-partita comincia così. Imprecazioni a iosa e ansiolitici con la pala.

Arrivo allo stadio abbondantemente quei venti minuti prima della partita, il tempo di salutare Paolo Cannavaro sotto la curva, di gridare la formazione, di sapere che “Guaglio’, chio ‘o è”, al secolo Pasquale, il mitico dispensatore di acqua e coca cola della curva B, è passato a miglior vita risparmiandosi, così, gli intossichi dell’annata del “mainagioia”. Che gli spalti ti siano lievi, Pasqua’.

E così, con la tristezza nel cuore, pensiamo alla partita e qualcuno esprime il suo desiderio: che il capitano Cannavaro difenda la sua porta come ai vecchi tempi, di tacco e di culo. Magari una bella deviazione direttamente in porta. Ecco, ora voi avete presente come ha segnato Insigne, vero? A fine partita mi sono fatta dare due numeri che non si sa mai.

Insomma, la partita comincia e ci rendiamo subito conto che l’arbitro non ha dimenticato i cartellini a casa. Tre gialli in 12 minuti. Ci fa piacere per il suo Alzheimer, meno per noi che ne becchiamo un altro pesante nel secondo tempo. Mertens, a 30 secondi dal suo ingresso in campo. Ci teneva a far sapere anche al giocatore belga che i cartellini sono sempre con lui. Fatto sta che noi avremo un giocatore in meno venerdì contro l’Inter. E ‘o giallo lo faremo noi. Per quanto riguarda l’altro attaccante, invece, quello gioioso, quello che non impara un ruolo diverso neanche se gli attacchiamo la mazza dietro come il Subbuteo, quello che “una mano alla cintura e una mano alla cabeza” è il massimo del movimento che riesce a fare e non è sexy per niente. Insomma, Gabbiadini non pervenuto, tranne in rarissime occasioni di passaggi di tacco alquanto inutili.

Alla fine noi segniamo grazie a loro, loro segnano grazie a noi. Noi non risegniamo grazie a un palo. E i minuti di recupero li ho visti ascoltando la signora alle mie spalle che come una cantilena recitava: ”Uh, Gesù! Uh,Gesù! Uuuuuh, Gesù”. Che magari l’avesse ascoltata Lui come ho dovuto fare io. Fine della storia triste durata 90 minuti e poco più.

Prima di andare via si cercano i colpevoli e allora vai con il pappone, vai con Sarri che non sa gestire i cambi, vai con Sarri che non ha cambi, vai con la sfortuna e vai anche con Gabbiadini che non è tranquillo. Ma la cosa più bella l’ho sentita uscendo dalla curva, una chicca finale degna di chiudere questo pezzo: “Guagliu’, ‘o problema è ‘o sponsor. Se tieni scritto Lete sulle maglie, è normale che fai acqua da tutte le parti!”

E vi giuro che non voleva essere una battuta.

Deborah Divertito

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