Le stelle sono rare: una di queste è Assia Fiorillo – Idea Napoli

Le stelle sono rare: una di queste è Assia Fiorillo

Assia Fiorillo

In uno dei miei articoli precedenti ho sottolineato come la nostra città continui a sfornare tantissimi artisti di ottima qualità: uno di questi è, a mio avviso, la cantautrice Assia Fiorillo, che attualmente sta unendo la sua creatività a quella di un progetto musicale tutto al femminile che risponde al nome di Mujeres Creando. Una band dal suono molto particolare, che mi ha “stuzzicato l’intervista” che vi propongo qui.

Voce, chitarra, violino, fisarmonica e batteria. Le Mujeres Creando sono atipiche anche nella scelta degli strumenti che compongono l’ossatura della band. Come definiresti il vostro sound?
Questa è una domanda che ci fanno spesso e devo dire che non abbiamo ancora trovato una risposta concisa e semplice! Spesso, per provare a dare un’etichetta, parliamo di World Music, ma più che altro per il fatto che siamo affascinate da vari generi e stili musicali che vanno dalla musica latina a quella balcanica, al jazz ed il klezmer, o al pop (inteso come popular music), ma nessuna di noi è patita o “specializzata” in un genere, per cui tutto viene poi rimodulato attraverso l’indole della band e caratterizzato, chiaramente, anche dagli strumenti e dalla formazione non proprio convenzionale. Basti pensare che non c’è un basso nella nostra formazione per capire come gli arrangiamenti debbano essere pensati necessariamente in modo non convenzionale.

Il vostro disco sarà realizzato grazie ai vostri fan, che attraverso la piattaforma musicraiser, vi daranno la possibilità di produrre “Le stelle sono rare”. Come avete deciso di approcciare a questa modalità di finanziamento dal basso?
Ci abbiamo pensato molto prima di fare questo salto (nel vuoto), più che passo. Già da un anno prima di metterci a lavoro, girando non solo in Campania ma anche in alcuni luoghi in Italia, sembrava che avessimo sempre un buon riscontro e soprattutto la gente ci chiedeva di acquistare il disco. Che non avevamo. L’idea di trovare un produttore che facesse le cose per bene ormai è quasi del tutto utopia, ed in ogni caso abbiamo avuto modo di capire che se ci fosse stato un produttore esecutivo, noi avremmo avuto poco o zero voce in capitolo. Per cui le strade erano due: unire le nostre sole forze e far uscire un lavoro di livello medio basso, senza poter pianificare più di tanto, oppure sfruttare questa bellissima opportunità e coinvolgere il pubblico per far uscire un disco fatto con cura. E abbiamo scelto la seconda via. Io, forse, ero quella più timorosa di chiedere così tanti soldi, pensavo che non avremmo raggiunto il target di 5000€ anche perché era superiore alla media chiesta sulla piattaforma di musicraiser. Ed invece è stato un successone, superando non di poco anche il target! Il salto ci ha fatto spiccare il volo, e speriamo sia così anche per il disco, che grazie alla campagna ha già più di 200 copie prenotate.

In E je parlo e te si tocca un tema molto spinoso: quello dell’omofobia. Ma lo si fa con una dolcezza ed un trasporto che ne fa una vera perla, a mio avviso. Allora è vero che l’unico modo per disarmare l’odio è amare?
Questo brano è stato composto nel periodo immediatamente precedente alla legge sulle unioni civili, se ne stava discutendo. Sui social era un bombardamento costante da parte di omofobi e leoni da tastiera nei confronti di persone LGBT. La violenza utilizzata in particolare in quei giorni (anche se ormai è pratica diffusa) fu così grande, da essere quasi intollerabile. Nasce così E je parlo e te, che è un testo che ha un’evoluzione al suo interno. Questa difficoltà a tollerare la sofferenza e l’indifferenza si manifesta nelle prime parole: “nunn è cca ca je te purtasse” è la voglia di scappare, di essere altrove. Ma poi ritorna il coraggio e l’orgoglio di lottare per una cosa così pulita come l’amore. Per cui c’è dolcezza, sì, manifestata però attraverso l’orgoglio di chiamare col suo nome la persona amata, svelando quindi che si tratta di un amore omosessuale. Non so se l’amore vince sempre, ma finché avremo la forza per anteporre l’amore all’odio, certamente lo faremo per una questione di indole. Siamo donne, femministe e pacifiste.

La tua partecipazione negli ultimi due brani dei Terroni Uniti (una maxi band formata interamente da artisti meridionali) avviene in qualità di Assia Fiorillo o come frontgirl delle Mujeres? Ci racconti com’è nata questa collaborazione?
È stata un’esperienza molto emozionante! Considera che gran parte degli artisti storici dei terroni uniti erano nel mio lettore cd al liceo. Immagina, sentirti fare dei complimenti da loro: un piccolo sogno che si avvera! Sono arrivata a loro come rappresentante delle Mujeres, ci hanno conosciute al concerto del primo maggio a piazza Dante.

A tuo avviso, la musica napoletana ha ancora la forza che ha avuto nei decenni scorsi, oppure viviamo tempi cupi?
Quando nel calcio, da queste parti passò un certo Diego, negli stessi anni e in quelli a venire si esibiva un certo Pino. Ecco, provare a fare dei paragoni sarebbe stupido, ma al momento non credo che ci sia qualcuno in grado di indossare la 10 della musica! Detto questo, non mi sento neanche di affermare che viviamo tempi bui, anzi… proprio in questi giorni si parla del gran successo di “Gatta Cenerentola” a Venezia e della candidatura caldeggiata da vari giornali e critici come film italiano agli Oscar. La stessa colonna sonora è stata accolta molto bene da pubblico e critica. L’arte spesso è un continuum, non ci sono limiti ben definiti tra le varie forme d’arte, e questi successi possono portare ad un nuovo fermento. Ecco, secondo me siamo in una potenziale fase di rinascita.

(Piccola precisazione: ho posto ad Assia la stessa domanda che ho posto a Roberto Michelangelo Giordi, perché credo che sia interessante, per me e per chi mi legge (almeno spero!), capire come si pongano gli artisti su questo tema. Ma torniamo all’intervista).

Come ti poni davanti al tema dei “generi musicali”? Secondo te esistono o sono solo il prodotto della fantasia delle case discografiche?
Guardando da un punto di vista tecnico ti direi: esistono. Ci sono spesso alcune regole più o meno precise che caratterizzano i generi, il tipo di strumenti usati, il groove, il modo di suonare o cantare. Sarebbe semplice distinguere un pezzo jazz da uno pop mainstream. Ma immagino che il punto non sia questo. Oggi ci sono delle regole precise nella musica mainstream che sono, secondo me, molto restrittive, al punto che questa estate su un unico giro armonico di una hit ci si potevano cantare almeno altre 3 o 4 “canzoni dell’estate”. Stesso groove, stesso giro armonico, soliti argomenti. Sembra che l’interesse delle major sia quello di appiattire tutto, non verso un genere, ma verso canoni ancora più restrittivi. Per cui scegliere di fare musica di un certo spessore, oggi equivale spesso alla certezza di non arrivare al grande pubblico. (Nb. non è difficile essere di spessore rispetto alla gran parte della musica che passa oggi in radio).

I prossimi progetti di Assia e quelli delle Mujeres dove ti porteranno?
Con le Mujeres stiamo ultimando il disco e preparando una buona comunicazione (cosa fondamentale di questi tempi) oltre a definire poi delle date che faremo con l’uscita del disco. Nel frattempo il 7 ottobre saremo a Strasburgo (Espace Django) per un concerto nell’ambito di uno spettacolo con altri artisti intitolato Chantiers de la scène. Come Assia Fiorillo, ho presentato lo scorso 29 settembre un disco intitolato Filigrana, scritto e prodotto da una storica amica e compagna di viaggi musicali, Valeria Frontone. Ci sono anche altre idee e collaborazioni, ma sarebbe prematuro parlarne adesso.

 

Per approfondire il mondo delle Mujeres Creando, basta andare sul loro sito ufficiale: http://www.mujerescreando.it/

 

About the author

Talmente tante vite alle spalle che oramai non le ricorda più. La passione più grande resta la musica e la scrittura in genere. Alla ricerca di se stesso negli occhi degli altri, e viceversa. Napoli nel DNA. Per Idea Napoli cura la rubrica “Napoletano Atipico”.

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