L’Edicola Votiva di AmbrOsino

Esce oggi Edicola Votiva, secondo album di Massimiliano Ambrosino, o più semplicemente AmbrOsino. Ho avuto la fortuna di ascoltare in anteprima il disco e mi ha subito conquistato. 10 tracce, tutte in napoletano, che raccontano un viaggio nel tempo che parte dagli anni ’70 e arriva fino ai giorni nostri. Un disco che, come lo ha definito lo stesso cantautore di San Giorgio a Cremano, è uno “spazio sacro”, un rosario, aggiungo io, che l’ascoltatore può sgranare entrando nel cuore delle canzoni. Canzoni nelle quali Napoli è protagonista e sfondo delle storie allo stesso tempo, senza mai apparire “cartolina”.

Tutti i pezzi dell’album nonostante siano legati da un unico filo conduttore, vivono di vita propria, raccontano ognuno un pezzo della storia di questo ragazzo di 46 anni, cresciuto imparando a suonare da autodidatta la chitarra, sognando con le magie di Maradona negli anni delle occupazioni studentesche al Palizzi, in una Napoli che ha cambiato in continuazione il suo tessuto sociale restando sempre la stessa, o forse no.

“Aggio campato ‘ncopp ‘e prete ‘e lava acalat’ dint’ ‘a l’acqua / aggio sentut’ ‘e spari mentre jucavam’ ‘o pallone / ‘e macchine sparevan’ ‘a luntano e all’intrasatt’ / ‘a gente ca’ alluccav’ ‘o terremot / po’ ‘a vita s’è fatt’ a colori […] ‘e mo’ che vulisse / che je fosse tutto chell’ ca’ nun aggio visto?”. Così recita Pure sì perdo ‘o tiempo, il pezzo che apre l’album, una sorta di alfa e omega di tutto il lavoro. E poi, in ordine sparso, Aria fritta, che ci porta tra gli odori di una giornata caotica nel centro (qui trovate il video presentato in anteprima qualche giorno fa), ‘A casa, dolce ballad che parla di radici e “mura amiche”. Poi ancora tutte le ansie e le paure del protagonista di ‘A notte fa paura, la malinconia di Ajere, entrambi splendidi pezzi piano e voce, impreziositi dal violoncello di Stefano Jorio.

Ma vale la pena davvero ascoltarle tutte le storie che racconta AmbrOsino, credetemi fermarsi davanti alla sua Edicola Votiva vale molto più che correre dietro a chi canta Napoli senza nemmeno metterci la faccia (ogni riferimento…vabbè lasciamo stare).

Vi lascio con la breve chiacchierata che ho avuto con Massimiliano, lui ha trovato sicuramente parole migliori delle mie per parlare del suo lavoro.

Buona lettura e buon ascolto.

Allora Massimiliano, partiamo subito a bruciapelo. Quando è nata l’esigenza di costruire questa Edicola Votiva?

Ah! così proprio a bruciapelo?! (ride ndr)
Mah… ti dirò… ho “costruito” in pochissimi giorni quasi tutte le canzoni; e dici bene, ho sentito come un’urgenza di raccontare il mio stato d’animo quando ho iniziato a sentirmi “orfano” di alcuni miei punti di riferimento artistici e culturali; scrivere
Edicola Votiva mi è servito per lenire le ferite dell’anima, quelle che la vita, inevitabilmente, troppo spesso ti procura.

Rispetto ad “AmbrOsino”,
(l’album d’esordio pubblicato nel 2015 ndr) con questo lavoro sembra essere totalmente cambiata la tua prospettiva. Le canzoni del primo album, per tua stessa ammissione, portavano l’ascoltatore al centro delle storie che raccontavi, penso a “Le navi i calamari e i miei perché” o “Arrosto” per citarne alcune. Con Edicola Votiva si sente forte la tua presenza al centro di tutti i brani; il coinvolgimento resta alto ma è chiaro che, sei tu a guidare chi ascolta attraverso le emozioni. Chiedi un atto di fede, un “voto” appunto: potrebbe essere questa la chiave di lettura per godere di queste 10 tracce?

La prospettiva di Edicola Votiva non è totalmente diversa dal mio primo disco.
Sono sicuramente canzoni più intime, qualcuno dei miei amici dice che è un progetto più malinconico, forse è vero… ma il tentativo sincero resta quello di trascinare l’ascoltatore al centro delle mie storie, e vorrei che mi trovasse lì ad aspettarlo per fare due passi insieme, magari parlando in lingua napoletana di futuro e ricordando un passato ancora troppo presente.

Il disco è tutto in napoletano, e ascoltandolo si ha la netta sensazione che la foto che viene fuori da ogni brano non sarebbe stata così a fuoco in un’altra lingua. Ci hai pensato prima di cominciare a scrivere o a riguardo le tue idee sono state chiare fin dal principio?

Si vede che te ne intendi di foto (ride ndr).
Ho iniziato a scrivere le mie prime canzoni in lingua napoletana: primi accordi alla chitarra, primi versi in dialetto. Poi negli anni ho mischiato un po’ le carte, ho tentato varie strade, ma lascio che sia sempre e comunque l’ispirazione a dettarmi la scrittura.
Scrivere in lingua napoletana resta la mia vena naturale, questo disco per storia e per concetti, non poteva che nascere “scugnizzo”, perché scugnizzi si nasce, non si diventa. 


Il progetto IdeaNapoli nasce principalmente ispirato dal pensiero e dall’arte di due napoletani. Uno nato dalle parti tue che diceva di “pensare e sognare in napoletano”, l’altro cresciuto con la chitarra in mano “’a parla’ ‘e rivoluzione”
(come in “Pure sì perdo ‘o tiempo” che fa il verso a “E cerca ‘e me capì” ndr). Entrambi vissuti ben distanti dai luoghi comuni che avviliscono la nostra città. Tu che rapporto hai con questi due mostri sacri?

Ho un rapporto intimo e confidenziale, come si ha con le persone di famiglia.
Massimo diceva pure che per essere come lui bastava nascere a San Giorgio a Cremano.
L’altro, quello con la chitarra, il rivoluzionario, diceva che il sentimento era l’unica cosa che valeva la pena comunicare, ciò che doveva sempre esserci nella musica, anche a costo di pagarlo a caro prezzo.
Quando la genialità, l’intelligenza, la creatività e l’umiltà si fondono insieme e senza mai incontrarsi in un “luogo comune”.

Siamo arrivati alla fine di questa breve intervista e come da consuetudine in chiusura siamo soliti chiedere ai nostri ospiti: qual è la tua idea di Napoli?

La mia idea di Napoli? È che Napoli resta sempre la più grande idea per il resto dell’umanità.

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Le foto di AmbrOsino sono di Emanuela Gasparri

Tracklist:

  1. Pure si perdo ‘o tiempo
  2. Mo basta m’abbasta
  3. Ajere
  4. ‘Na mullica e pane
  5. ‘A casa
  6. ‘A notte fa paura
  7. Palla ‘e vrite
  8. Notte ‘e paraviso
  9. Aria fritta
  10. Je resto ancora

 

 

 

About the author

Sociologo, fotografo, amante della musica e chitarrista occasionale. Napoletano "nato in casa", contagiato da quella bellezza tutta partenopea, contraddittoria e spontanea, che si è trasformata, nel tempo, in incessante ricerca visiva. Per Idea Napoli cura la rubrica “Fuori Cronaca”.

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