L’umanità, il lato positivo di Napoli-Roma – Idea Napoli

L’umanità, il lato positivo di Napoli-Roma

Doveva essere e non è stata. E’ vero. La serata del distacco, quella delle conferme, quella della gioia e della volata. Ci poteva stare un arresto della Juve a Roma con la Lazio e ci poteva stare la vittoria del Napoli sulla Roma, in casa. E invece, è stata la serata dell’ennesima beffa da un lato e degli esseri umani, che contemplano sul loro cammino anche l’errore, dall’altro.

Questa era una partita che tutti temevamo e lo si sentiva sugli spalti. Si arriva tre ore prima, a meno che non devi prendere un treno da Roma per essere presente e allora in quel caso hai davanti a te una tabella con ritardi di 160 minuti e vai nel panico. Arriveranno praticamente con il fischio dell’arbitro, dopo aver usufruito già abbondantemente di tutto il bonus bestemmie della giornata. Noi, invece, ridiamo e scherziamo, ignari di ciò che sarebbe venuto dopo, accenniamo addirittura a discorsi politici in vista delle imminenti elezioni, distribuiamo panini gentilmente offerti dall’amico macellaio, tornato dopo un lungo periodo di stop forzato. Che poi secondo lui lo stadio è questo: stare insieme e non può sapere quanto ci servirà questa frase a fine partita. Stare uniti e condividere gioie e dolori.

Questa era anche una partita importante per il nostro cammino. Inutile negarlo. Non l’ultima spiaggia, assolutamente. Ma fondamentale per non cambiare passo e misurarsi con sfide di alta classifica. E allora avevamo i piedi e la testa al San Paolo e un orecchio all’Olimpico. E a questo punto il racconto si fa tragi-comico. Immaginate almeno trentamila persone che dalle 18 sono così divisi: chi ascolta la radio e quindi in diretta, chi apre nervosamente le varie app ogni dieci minuti e quindi in differita, chi è fuori a guardare le tv dei bar, chi vive di riflesso tutto questo e cerca di carpire le smorfie del viso di tutti gli altri. E, poi, aggiungeteci un effetto domino alla prima reazione che coinvolge tutti gli altri. Giusta o sbagliata che sia. E allora, a sentire i boati dagli spalti sembrava che la Lazio stesse vincendo 3-0, salvo capire che una volta era la var contro la Juve e un’altra volta uno che credeva che la partita fosse finita perché l’app non aggiornava al 93°, un’altra volta ancora l’aquila Olimpia che era tornata. Nel frattempo quelli più attendibili, quelli con la radio, imprecavano per il goal della Juve. Poi un nuovo boato e allora ti convinci che quel goal sia stato annullato, ma i tuoi amici davanti, quelli con la radio, fanno cenno di no col capo rompendo ogni illusione. Insomma, abbiamo sicuramente imparato una cosa dal pre-partita di ieri: “la partita finisce quando arbitro fischia”, ma questo ce lo aveva già insegnato qualcun altro, e soprattutto che gli amici con la radio potranno darti goie o dolori, ma sono sempre i più sinceri.

Questa è stata anche la partita della schizofrenia. Partiamo con un goal bello, di quelli che ci fa capire che ci siamo, che i ragazzi sono entrati con voglia e tranquillità ma, mentre stiamo ancora festeggiando, loro pareggiano con un goal beffa e un Pepe Reina versione statua di marmo che ci fa capire che l’imprecazione è sempre dietro l’angolo. Poi giochiamo noi, ma segnano loro con un goal classico. Dzeko salta indisturbato e chiaramente la mette dentro di testa. E qui uno dei nostri impazzisce ricordando il goal uguale subito l’anno scorso. Solo che lui l’ha detto in un modo un po’ più colorito e ripetuto per tutto il primo tempo. Il secondo tempo lo cominciamo giocando di nuovo noi, sbagliamo qualcosa e l’assenza di Hamsik a centrocampo si sente, ma avevamo la sensazione di poter pareggiare. E invece il colpo del 3-1 è quasi mortale. Lo viviamo come ingiusto. Non abbiamo giocato una bruttissima partita e dal possibile 2-2 passiamo addirittua al 4-1 che ci taglia definitivamente le gambe e la testa, ma non la lingua che funziona benissimo per far scendere tutto il calendario e oltre. Il 4-2 passa addirittura inosservato, se non per i migliori che applaudono per la caparbietà.

E questa è stata, purtroppo, la partita del rammarico. Ma non per il risultato o perché adesso ci ritroviamo noi ad inseguire una squadra che ha tutto dalla sua parte per andare a vincere uno scudetto. Ma rammarico per aver visto il settore dei distinti svuotarsi prima del tempo, prima del triplice fischio, prima di far sentire ai ragazzi che noi ci siamo ancora, perché il campionato ha ancora molte partite davanti e se questo era vero quando eravamo primi noi, non capisco perché non debba essere vero adesso che sono primi loro. La strada è solo più tortuosa e vuoi vedere che noi non siamo abituati alle cose complicate? Mi dispiace per i tifosi che hanno reagito andandosene e sono orgogliosa della mia curva che è rimasta lì, a cantare e sostenere fino alla fine e oltre. Siamo esseri umani che hanno bisogno di credere nei sogni, soprattutto quando questi sono possibili.

E, allora, questa è stata la partita dell’umanità. I nostri ragazzi sono esseri umani, fallibili, veri, fatti di carne, ossa e cuore e gli esseri umani nella vita reale non sono perfetti, sbagliano e si rialzano una miriade di volte. E lo fanno, a volte da soli, ma spesso ci riescono solo se hanno qualcuno accanto che crede in loro. Restare umani non è solo un bellissimo insegnamento lasciato da una grande persona, non è solo uno slogan utilizzato da qualcuno senza capirne il senso, ma è una richiesta forte che dobbiamo fare a tutti noi. E’ un impegno non facile, più che essere alieni infallibili. Restare umani e andare a prendersi ciò che è profondamente giusto, con mezzi leciti e con le nostre forze e le nostre emozioni. E allora grazie ragazzi. La vostra umanità è la nostra dignità. E noi non possiamo che esserne fieri.

Sempre forza Napoli, a voi e famiglia.

 

 

 

 

 

 

 

 

About the author

Criminologa e operatrice sociale a tempo perso. Ama giocare con le parole ma anche a pallavolo, nonostante l’età. Ha le spalle protette dal Vesuvio e lo sguardo fisso sul mare. Così si sente a casa, o quando è in curva B al San Paolo. Per Idea Napoli cura la rubrica “Racconti in Curva”

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