Luoghi non comuni

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L’urgenza di raccontare Napoli Est


Si spara. Si spara ancora. Si spara in due giorni, in pieno pomeriggio, in due quartieri vicini, uno dei due è il mio, l’altro è quello in cui sono cresciuta. Qualche giorno prima degli spari, era stato svaligiato un negozio di giovani con teste pensanti che hanno voluto investire in una città, Napoli, in un quartiere, San Giovanni a Teduccio, in un marchio, The Est Side, portando avanti anche iniziative per rivalutare una delle grandi risorse di questo territorio: il mare.

Il mare è fondamentale in ogni mia riflessione. E’ sempre sullo sfondo. E’ il mio posto bello. E’ il mio luogo di tranquillità, mi serve per ricordare da dove vengo, ma mi aiuta anche a guardare lontano. Con il mare davanti devi affrontare il rischio di allontanare sempre l’orizzonte a ogni remata e ad ogni passo, ma allo stesso tempo vivi costantemente con una grande verità che quel genio di Jean Claude Izzo mi ha insegnato, e cioè che “davanti al mare, la felicità è un’idea semplice”.

Beh, in questi giorni è un po’difficile dargli ragione. Hanno sparato nelle mie strade in due giorni, una volta davanti alla parrocchia frequentata da mia madre, un’altra davanti la mia ex-scuola, dove sono tornata fino a pochi mesi fa e ci andrò ancora per lavoro. Gli spari hanno svegliato cronisti e anti-camorristi a intermittenza e hanno ricordato a tutti dove si trova questa parte di periferia, quella che viene ricordata ogni tanto per un altro motivo, sempre poco nobile: le raffinerie e la bomba ambientale su cui si dorme sonni non tranquilli.

Eppure gli spari sono arrivati poche settimane dopo un festival, Moviemmece, che ha coniugato giovani talenti del cinema e tematiche legate al cibo, capace di diventare veicolo di socialità, grazie all’intuizione di pochi e saggi folli. I colpi sono stati esplosi pochi giorni dopo che in un teatro recuperato dalla palestra di una scuola abbandonata, il Nest, c’era stato uno spettacolo di musica e recitazione con Giuliana De Sio e Zurzolo. Le pistole sono state usate poche ore dopo che nella Fondazione Famiglia di Maria, che lavora con i minori del quartiere e le loro famiglie, i ragazzi della Coop.Soc. Sepofà, avevano scaricato mobili donati con i fondi raccolti grazie ad una mostra fotografica, per allestire una biblioteca “al femminile”, dedicata a Franca Viola, prima donna che ha saputo dire no a un matrimonio di riparazione, allontanando da sé e virtualmente da tutte le altre donne l’idea che una metà del cielo potesse essere assoggettata alla volontà e alla possessività dell’altra metà. E potrei continuare con le belle notizie da Napoli Est. Ma ci costa tanta fatica farle venire fuori. La camorra, quando riappare, prende subito tutta la scena, lasciandoci a bocca asciutta e fornendo le sue storie per qualche giorno, il tempo di accendere un paio di riflettori, per poi tornare al buio subito dopo. Probabilmente quando leggerete questo pezzo, già non se ne parlerà più e farete fatica a capire di cosa sto parlando.

 

Un mese fa sono stata invitata a parlare a un corso di aggiornamento professionale per giornalisti dedicato alle periferie. Quando ho chiesto ai presenti se qualcuno fosse mai stato a San Giovanni, la risposta è stata no. Quando ho chiesto ai presenti se qualcuno sapesse come arrivarci a San Giovanni, la risposta è stata il silenzio. Un temerario ha tirato fuori il numero di un autobus che non esiste. Per lo meno, non negli ultimi 36 anni, quanti ne ho io. Quando ho, infine, chiesto di dirmi delle cose che nella loro mente potessero associare a San Giovanni, uno solo mi ha detto il mare. Per un attimo gli ho voluto bene, ma allo stesso tempo sono rimasta sconcertata dal fatto che nessuno avesse niente da dire sul mio quartiere, nulla di positivo e nulla neanche di negativo. Nulla. Silenzio anche in questo caso.

 

In questi giorni magicamente si sono ricordati di noi. Abbiamo avuto due passaggi nel giornale radio Rai, due nel tg regionale. Hanno parlato alcuni amici della rete Napoli Zeta – Zona Est Tavolo Aperto, con cui stiamo cercando sul territorio di fare un ragionamento che sia di aggregazione, analisi e proposte su temi per noi importanti come l’ambiente, la riqualificazione urbana e le emergenze sociali. Ma è difficile anche ottimizzare quei 5 secondi che ci danno a disposizione per far sapere che non stiamo fermi e che il territorio è vivo nonostante i morti ammazzati o le istituzioni mancanti. E allora affidiamo i nostri pensieri di sconforto al vento del mare, sperando che li porti il più lontano possibile da noi, ci rimbocchiamo le maniche e ci rimettiamo a lavorare per liberare le nostre strade dai bossoli e riempirle di nuovo di cose belle che, prima o poi, qualcuno verrà a raccontare al resto della città.

 

Qualcuno diceva che “di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente; si limitano a piangere sulla propria situazione; ma quando si arrabbiano allora si danno da fare per cambiare le cose.” Scomodo Malcom X solo per dire che qui siamo parecchio arrabbiati e nessun colpo di pistola potrà fermare mai il cambiamento che questa rabbia porterà.



Criminologa e operatrice sociale a tempo perso. Ama giocare con le parole ma anche a pallavolo, nonostante l’età. Ha le spalle protette dal Vesuvio e lo sguardo fisso sul mare. Così si sente a casa, o quando è in curva B al San Paolo.
Per Idea Napoli cura la rubrica “Racconti in Curva”


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