Moda e Storia al Vomero

Moda e Storia al Vomero

Assistere ad una sfilata di abiti e accessori ispirati al Liberty in uno dei luoghi del Liberty napoletano, il Vomero, non sarebbe cosa comune, e sarebbe estremamente suggestivo. Ed è successo, il 29 maggio, qualche giorno fa.
Un viaggio nel tempo imprevisto? Una visione immaginaria in un pomeriggio di quasi estate?
No. È il saggio di fine d’anno delle alunne dell’Istituto “Isabella d’Este-Caracciolo” di Napoli, geniali creatrici dei modelli, e incantevoli modelle loro stesse, dopo una esibizione di pattinaggio ed una di danze cubane, sempre di alunni e alunne della scuola, saggio rigorosamente organizzato e scandito dalla Preside e dagli insegnanti della scuola con la collaborazione di “Iocisto – la Libreria di tutti” che è proprio lì, e del “Riot” di via Kerbaker, a due passi, pochi giorni dopo l’evento Art Nouveau – Liberty / Made in Naples Made in Paris, una mostra di progetti e creazioni di moda ispirati al Liberty ospitata all’Institut Grenoble di Napoli, uno dei luoghi più prestigiosi del cosmopolitismo della cultura napoletana.
Una occasione spettacolare che rimanda alla nascita delle forme spettacolari di massa e dell’affermarsi di quella sensibilità modernista che ha condotto il percorso dell’intero Novecento.
Un’operazione culturale che ci permette di tornare alle origini dei fenomeni di cui – anche nel Terzo millennio – avvertiamo gli esiti.
Perché gli anni a cavallo fra il XIX e il XX secolo segnano un periodo cruciale nella storia della contemporaneità: ospitano l’emersione e l’affermazione di tre – fondamentali – espressioni della maturazione della Modernità: la fabbrica, la metropoli, il cinema, trasformando l’intera sostanza della vita quotidiana, quella degli individui, quella collettiva.
La grande fabbrica fordista che produce in serie si afferma come la forma vincente dell’organizzazione del lavoro capitalistica; le città che crescono rapidamente trasformandosi in grandi agglomerati urbani che superano quella dimensione “a misura d’uomo” che le aveva segnate fino ad allora; il cinema che crea il canale attraverso cui finalmente l’umano poteva vedere la propria immaginazione realizzarsi almeno visivamente.
Sono le nuove scoperte e invenzioni in campo tecnologico che permettono lavorazioni dei metalli impossibili fino ad allora, e la possibilità di mostrare, finalmente, grazie alla fotografia e al cinema, immagini provenienti anche da luoghi lontani, che stimolano cambiamenti che trasformeranno completamente l’immaginario umano.
L’intreccio di questi fenomeni non produce solo trasformazioni antropologiche, ma si abbatte con forza – una forza creatrice e distruttrice insieme – sulla sfera della produzione estetica: nascono le “avanguardie storiche”, che riarticolano completamente il rapporto dell’umano con l’arte (dalla pittura all’architettura), estendendo la sua influenza fino all’abbigliamento, con la nascita dell’alta moda, che vede una decisiva transizione dal semplice – seppur raffinato – artigianato ad una dimensione creativa che diventa vera e propria arte, con stilisti come Erté e Paul Poiret, di cui durante la sfilata è stata presentata la riproduzione di uno dei suoi magnifici modelli, Jasmine.
Centrale, in questa torsione, è proprio lo “Stile Liberty”, o Art Nouveau, che si afferma in particolare in architettura e nella moda, oltre che in un certo stile pittorico e visivo, correndo in parallelo alle sperimentazioni – sicuramente più estreme e difficili da assorbire per il pubblico di massa che si andava formando – di movimenti come il dadaismo, il cubismo, il futurismo – che di moda se ne occuparono poco, marginalmente, giusto Fortunato Depero, in effetti. E più tardi, col surrealismo, Salvador Dalí.
Invece, la moda, l’Alta Moda, nel periodo di cui scrivo, si afferma come uno dei canali di diffusione dello “spirito del tempo” nel suo performare continuamente le possibilità offerte dalle nuove condizioni tecnologiche, produttive, culturali di dare corpo alla creatività dei sarti, e – nello stesso tempo – di istituire il corpo femminile come modello di riferimento assoluto sul piano simbolico dell’idea di bellezza.
La manifestazione – e le riflessioni che ispira – mettono in luce la vocazione dell’“Isabella d’Este-Caracciolo”, una delle più antiche scuole superiori di Napoli, a lavorare scavando in profondità nella cultura della nostra epoca, aggiungendovi le necessarie capacità tecniche e creative, per proiettare alunni e alunne in un mondo del lavoro complicato, come minimo, ma anche aperto agli indirizzi della scuola – Fashion Design, Produzione Grafica e Comunicazione, Organizzazione di eventi (in particolare di moda), Ospitalità Alberghiera, Servizi per il Turismo.
Tutti settori in sviluppo, connessi all’ambito della cultura del loisir e della comunicazione, e che permette la creazione di start up, sia nel mercato tradizionale, sia nell’ambito dell’e-commerce e del web marketing – le nuove strade che la tarda modernità offre e propone.

Adolfo Fattori 

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