Quando la felicità non la vedi, cercala a Scampia

Un Mertens meglio dell'originale visto contro l'Atalanta (foto articolo e copertina Roberto Malfatti)

Un Mertens meglio dell’originale visto contro l’Atalanta (foto articolo e copertina Roberto Malfatti)

Napoli-Atalanta per me è nata male. Ma proprio male.

Ho comprato il biglietto pur sapendo di avere difficoltà ad andare alla partita. Sapete quando fremete perché volete fare una cosa, in cuor vostro sperate di poterci andare, ma il dovere vi dice di stare altrove? Contemporaneamente, però, c’era una flebile probabilità di potercela fare e, allora, ho comprato il biglietto senza pensarci su due volte. Per la serie: “Io il biglietto in tasca ce l’ho, così sono sempre pronta.” E, così, alle 17, nel bel mezzo di un convegno che seguivo per lavoro, avendo validissimi sostituti, sono fuggita al San Paolo. Sotto la pioggia. Col biglietto, ma senza la mia sciarpa biancoazzurra. Insomma, ci avevo sperato, ma non fino in fondo.

Capirete che arrivando un quarto d’ora prima (mai più!) non ho molto pre-partita da raccontare. E, a dirla tutta, non mi va neanche di raccontare il “durante la partita”. Anche perché ho poco da dire: qualcuno ripete che è la classica partita da “mal di stomaco” e infatti ci è venuto quello insieme al mal di fegato e al mal di cuore e alle maleparole. Loro sono più determinati, arrivano prima, non tirano via il piede nei contrasti, non mollano neanche in 10, non sbagliano le due occasioni avute. Noi siamo lenti, svogliati, con la testa altrove, con la voglia di riposino post-pranzo che il match delle 18 non ti fa fare e allora siamo ‘nziriosi. Loro vincono 2-0, noi possiamo solo rientrare negli spogliatoi a testa bassa. Peccato per l’occasione persa, e non parlo dei giocatori. Parlo dei tifosi della tribuna che sull’uscita di Hysaj sono riusciti a fischiare come neanche al concerto di Whitney Houston quando uscì strafatta sul palco, dimenticandosi le parole e sbiascicando due note. Per fortuna, c’era tutto uno stadio a ricordare come si fa il tifoso che tifa.

Insomma, ho proprio poco da dire. Fosse per me, passerei direttamente al post-partita.

E, infatti, lo faccio.

Come dimenticare una pesante sconfitta? Una birra, chiaramente. Anche due. E in buona compagnia. Questo, subito dopo. La sera stessa. Poi, c’è il giorno dopo da smaltire. E io, il giorno dopo, ho dato un senso alla mia domenica libera dal calcio. Sono andata, come tutti gli anni, al corteo del carnevale sociale del Gridas a Scampia. E mi sono riconciliata con le cose belle e sane della vita. La musica, i volti colorati, i coriandoli, i balli della Murga, i tamburi, i bambini felici. Le palazzine del rione, inondate da un fiume colorato e festante, le signore affacciate ai balconi che ricevevano rose e libri. Si, libri. Perché quest’anno il carnevale era dedicato alla rinascita culturale e all’importanza di ripartire da qui, per trovare il proprio equilibrio in questa terra maledetta e bellissima allo stesso tempo. Se non ci siete mai stati, segnatevi l’appuntamento per l’anno prossimo. Ultima domenica di carnevale, via Monte Rosa, sede del Gridas. Soprattutto se il giorno prima ha giocato il Napoli e non vi ha soddisfatto.

Anch’io sono ripartita da qui. Avrei potuto mettermi a leggere commenti assurdi tipo Sarri è già andato via ed è tutta colpa sua” o scoperte dell’acqua calda come “Se Mertens metteva quel pallone dentro era un’altra partita”. Avrei potuto comprare tutti i giornali sportivi e distruggermi il fegato con tutte le notizie false su un calcio mercato mai finito e le sirene dall’estero e i cinesi e il presidente che non vuole vincere. Avrei potuto addirittura chiudermi in un silenzio catatonico, piombando già in pre-partita per martedì, che ci saranno quelli lì e sarà un’altra partita da mal di stomaco.

Avrei potuto, ma per fortuna non l’ho fatto. Ognuno ha le sue priorità.

Deborah Divertito

About the author

Criminologa e operatrice sociale a tempo perso. Ama giocare con le parole ma anche a pallavolo, nonostante l’età. Ha le spalle protette dal Vesuvio e lo sguardo fisso sul mare. Così si sente a casa, o quando è in curva B al San Paolo. Per Idea Napoli cura la rubrica “Racconti in Curva”

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