Recensione de "Il mare non bagna Napoli", libro di Anna Maria Ortense

Il mare non bagna Napoli, di Anna Maria Ortese

Il mare non bagna Napoli (Adelphi) è costituito da cinque racconti: le protagoniste sono la miseria e la povertà di Napoli nell’immediato secondo dopoguerra, il degrado dei quartieri e la noncuranza dei suoi abitanti.

Il primo racconto, Un paio di occhiali, rappresenta l’essenza dell’intero libro. La protagonista è Eugenia, una bambina che vede poco e male, finché un giorno arrivano i suoi occhiali nuovi. Una volta indossati, rendendosi conto della sofferenza e dell’orrore che la circonda, si sente male e vomita, non pronta a gestire quella realtà così diversa da come l’aveva immaginata. Il racconto è metafora dell’impegno che la Ortese prese nello scrivere il libro, scegliendo di essere autentica nel raccontare l’effettivo stato della sua città, non nascondendosi dietro una miopia, ma mostrando, seppure non senza difficoltà o dolore, la condizione indecorosa della sua Napoli.

Anche nel secondo racconto, Interno Familiare, la protagonista è una donna, Anastasia, considerata ormai troppo avanti con gli anni per sposarsi. Fino a quando un giorno la notizia del ritorno di un suo ex fidanzato le fa sperare di sistemarsi. Anastasia in cuor suo ha sempre sognato una famiglia, una stabilità. A rovinare questa sua segreta fantasia è che il suo spasimante in realtà è promesso sposo a un’altra donna.

Nell’ultimo racconto, Il silenzio della ragione, la Ortese muove una forte critica agli intellettuali e scrittori che abitavano a Napoli all’epoca, colpevoli di vivere distaccati da tutto ciò che accadeva in città. Dopo l’iniziale entusiasmo per i temi sociali e culturali il gruppo che comprendeva, tra gli altri, Domenico Rea e Raffaele La Capria, si sgretolò.
Come mai Napoli non è mai stata capace di costruire una classe intellettuale che potesse incidere sulla vita della città, che potesse dar voce agli strati più bassi dei suoi abitanti, che portasse avanti battaglie sociali troppo spesso dimenticate dalla politica?
Anna Maria Ortese critica in maniera netta e dura questo assenteismo: una critica che le costò l’allontanamento fisico, mai mentale, da Napoli. La scrittrice stessa, nella prefazione di una edizione successiva de Il mare non bagna Napoli, prova ad interrogarsi sul perché questo libro venne frainteso e lei accusata di essere anti napoletana.
Erano molto veri il dolore e il male di Napoli, usciti in pezzi dalla guerra. Ma Napoli era città sterminata, godeva anche di infinite risorse nella sua grazia naturale, nel suo vivere pieno di radici.

È questo il punto fondamentale: non bisogna lasciarsi abbattere dalle misere condizioni in cui versa la propria città, bisogna alzarsi, affidarsi alle sua straordinarie ed infinite risorse che Napoli offriva ed offre, lasciarsi scivolare quel vittimismo costante e rimboccarsi le maniche, perché se c’è qualcuno che può farlo sono senza dubbio i napoletani.

About the author

Classe 1990, appassionata di editoria con la qualifica di consulente letterario. Nel Paese in cui tutti scrivono libri lei preferisce leggerli. Web writing, scrive di libri sul blog Gli Amabili Libri , collabora con diversi siti e divora serie TV americane. Tifosa del Napoli e amante della città di Napoli. Per Idea Napoli cura la rubrica “CopertiNa”.

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