Sant’Antonio abate: dai Fucarazzi alla pizza

“Chi festeggia sant’Antuono, tutto l’anno ‘o pass’ bbuon”.
Ma cosa c’entrano le celebrazioni del santo con l’arte di fare la pizza?

Ebbene, dopo il riconoscimento Unesco per l’arte di fare la pizza arriva la “Giornata Mondiale del Pizzaiolo”, che sarà il 17 gennaio, giorno legato alla celebrazione di Sant’Antonio Abate, protettore dei fornai e dei pizzaioli. Oltre alla celebrazione della pizza, per quel giorno alcune pizzerie hanno deciso di promuovere la pizza a un prezzo speciale.

Lo scorso 7 dicembre “l’arte tradizionale dei pizzaiuoli napoletani” è stata infatti riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’umanità: un riconoscimento storico per una tradizione culinaria per la quale Napoli è conosciuta in tutto il mondo, ma soprattutto per un’arte che richiede regole precise per poter creare un vero capolavoro.

Tale antica tradizione dal 2018 verrà celebrata ogni anno nella stessa giornata che ricorda il santo, da sempre caro ai pizzaioli napoletani; come racconta il presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana Antonio Pace, “anticamente le famiglie dei pizzaioli per celebrare il santo protettore erano solite chiudere le loro pizzerie e ritrovarsi insieme alle loro rispettive famiglie per accendere un grande fuoco propiziatorio”.

Il culto di Sant’Antonio abate è molto diffuso in Italia, dove viene considerato anche il protettore degli animali domestici, e in particolare in Campania; in alcuni paesi, come Macerata Campania e Portico di Caserta, in onore del santo si svolgono tradizionali sfilate e processioni accompagnate dal ritmo di un’antica musica creata con arnesi e attrezzi per il lavoro nei campi: botti, tini e falci vengono utilizzati come dei veri e propri strumenti musicali per produrre una caratteristica sonorità e si sostiene che i suoni prodotti scaccino gli spiriti maligni e servino a portare speranza per un buon raccolto. Il rito conserva anche un valore apotropaico, secondo la convinzione che i fuochi tradizionali e i rumori ossessivi e ruvidi prodotti dagli ‘strumenti’ potessero spaventare e allontanare le presenze maligne che si credevano proliferate tutt’intorno durante la lunga notte invernale.

Altro simbolo rituale difatti è il fuoco, elemento che per molti studiosi è da ricollegare all’azione del santo contro il male. Salerno per esempio celebra Sant’Antonio con un falò al porticciolo di Pastena; ma anche Napoli è legata all’abate originario dell’Egitto vissuto tra III e IV secolo: a lui è intitolata la strada lunga circa 800 metri che unisce Porta Capuana a Piazza Carlo III, famosa per lo storico mercato, ed anche l’intero rione sorto intorno alla via, Borgo Sant’Antonio abate, il cosiddetto Bùvero, una delle poche zone della città che dal ‘400 ad oggi ha mantenuto inalterata la propria struttura urbanistica. Dalla Chiesa del Borgo, anch’essa dedicata al santo, anticamente partiva la processione al termine della quale si benedivano gli animali domestici.

Un grande falò, conosciuto come ‘O Fucarazzo ‘e Sant’Antuono, è il suggestivo rito secolare che ha luogo in Piazza Mercato: la cenere che ne risulta viene raccolta dai cittadini e conservata nelle case per allontanare il male.

Appuntamento alle ore 19.00 in Piazza Mercato o ad uno dei tanti falò di Sant’Antonio in Campania, magari gustando un’ottima pizza!

About the author

Napoletana nata a Torino, laureata in Scienze della Comunicazione, con la passione per la sociolinguistica e il turismo. Innamorata di Napoli e del Napoli, divora libri e pizze fritte. Per Idea Napoli cura la rubrica “Divina Napoli”.

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