Schiavi di una napoletanità da stadio

Qualche giorno fa, in occasione dell’anniversario della morte di Pino Daniele, mi chiedevo se Napoli, la mia città, avesse imparato la lezione dell’indimenticabile “uomo in blues”.

Oggi, purtroppo, ho avuto la conferma di ciò che già sostenevo: Napoli non ha imparato la lezione di Pino Daniele.

Perchè? Provo a spiegarvelo.

Stamattina i social made in Napoli sono stati invasi dalle foto dei cassonetti pordenonesi (si dice pordenonesi?) inneggianti all’ipotetico malcostume napoletano di gettare le buste di immondizia per strada tipo coriandoli. Il cartello, purtroppo o per fortuna, non era così carnevalesco, ma l’equazione friulana è semplice: Napoli = immondizia.

Un triste luogo comune, un pensiero che vale meno di zero. L’autore di quel cartello è un deficiente e su questo non ci piove.
L’ancestrale problema dei luoghi comuni associati a Napoli, però, non finisce qui, anzi.
C’è chi riesce a fare peggio di un abitante di Pordenone deficiente.

Chi? Il napoletano.

Il cittadino napoletano si conferma il primo nemico della sua città, il primo schiavo dei luoghi comuni e di quella “napoletanità da stadio” lontana mille miglia dalla realtà, dall’idea che hanno cercato di trasmetterci “pensatori” come Pino Daniele (tornando a quanto detto in apertura).

Vesuvii vari, mergelline come se piovesse, nebbie nordiche senza precedenti, soli come nemmeno a Ferragosto alle tre del pomeriggio. Come possiamo combattere i luoghi comuni se l’unico mezzo che usiamo per difenderci sono i luoghi comuni?

Pordenone non è Napoli: per storia, cultura, tradizioni, bellezza naturale e mille altre cose. Ma c’è bisogno di stendere il Vesuvio a Piazza Plebiscito per dimostrarlo?

Domanda retorica: non c’è bisogno. O meglio, non ce ne sarebbe. Perché se è vero che Pordenone non è Napoli, è vero anche che Napoli non è Losanna e che il problema spazzatura esiste.
Non per forza come “emergenza rifiuti”, ma come problema di ordine pubblico.
Nascondersi dietro il Vesuvio non serve, cantare “difendo la città” in curva nemmeno: prendere coscienza della realtà multiforme, bella, brutta, problematica ecc ecc, magari, potrebbe essere un buon passo avanti.

About the author

Giornalista pubblicista, amante delle parole scritte e della napoletanità pura. Sorride e si emoziona con i film di Totò e Troisi, sogna con la musica di Pino Daniele. Per Idea Napoli scrive "Racconti".

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