Luoghi non comuni

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Sconsolati e felici


Il pre partita di Napoli-Atalanta, versione “Coppa Italia”, è cominciato molto presto. Quasi lo avessimo saputo che sarebbe andata a finire male, abbiamo voluto metterci in pace con la città, prima che con la squadra. E allora con l’amico emigrato a Verona e la figlia abbiamo deciso di concederci una giornata speciale, di amicizia e bellezza, di amore per i vicoli e di respiro davanti al mare, prima di avviarci allo stadio e raggiungere gli altri per gli auguri per il nuovo anno.

Una pizza al rione sanità con passaggio al Palazzo dello Spagnuolo, un giro al centro storico da Port’Alba a piazza Dante, via Toledo e poi su, addentrandoci per i vicoli dei quartieri spagnoli, per rendere omaggio al murales di Maradona, con gli occhi come finestra sul mondo. E poi via a Piazza del Plebiscito, un’istantanea mozzafiato con il riflesso del cielo nei sampietrini bagnati e il mare sullo sfondo. Mare che raggiungiamo senza esitare, uno specchio d’acqua racchiuso tra il Vesuvio e il Castel dell’Ovo lambendo Capri, con la meraviglia ripetuta come un mantra: “Quanto cazzo è bella ‘sta città!”.

Con tutta questo splendore negli occhi, decidiamo che è ora di entrare in modalità stadio e avviarci verso la nostra curva. Recuperiamo l’auto e c’incamminiamo in una tangenziale vuota, fermandoci in un parcheggio vuoto e raggiungendo una curva semivuota. Sapevamo dei pochi biglietti venduti, ma a due ore dalla partita è tutto molto spettrale. Saliamo su e facciamo gli auguri di rito, distribuiamo pistacchi e aspettiamo che lo stadio si riempia. Nella fila dietro di noi bambini con accento romano e bolognese sono alla loro prima partita allo stadio e, ahimè, non ne avranno un bellissimo ricordo, anche se consiglio loro di non farsi scoraggiare per così poco. Accanto a noi, invece, c’è un amico venuto da Ivrea, per le feste ma soprattutto per viversi una doppia partita in pochi giorni. E per svenire, letteralmente, sul primo goal dell’Atalanta. Neanche il tempo di bestemmiare tutto il calendario del 2018 che ci giriamo e lo troviamo a terra, chiamiamo i paramedici che per miracolo trovano le scale quasi libere, a differenza di altre partite, e arrivano presto. L’amico rinviene, ma è ancora un po’ stordito e allora lo portano via per ulteriori accertamenti. Un calo di pressione, nulla di preoccupante ma per sua fortuna non ricordava neanche il primo goal dei bergamaschi e non ha visto chiaramente tutto il resto. Per noi, invece, l’esperienza di una partita con incursione in una puntata di E.R Medici in prima linea.

In campo invece è sembrato più un film dell’horror. La seconda squadra non esiste, Mario Rui non esiste, Ounas lo stiamo ancora cercando dopo il primo contrasto, Chiriches è stato inghiottito dall’erba bagnata, Rog è rimasto in campo con la condizionale, dopo il primo giallo per tentato omicidio.

Sarri cerca di porre rimedio all’inconsistenza delle seconde linee inserendo Mertens, Insigne e Allan, ma è chiaro che l’Atalanta ne ha più di noi, pressa come se dovesse solo vincere per passare il turno, mentre noi ci limitiamo al compitino fatto male come se non volessimo passare il turno. E così è stato. La verità è che loro hanno meritato la semifinale, noi abbiamo ritrovato il goal di Mertens quando ci è servito a poco. Un goal su cui sono rimasta impassibile, senza esultare, con la rabbia di chi sapeva che quel goal era arrivato troppo tardi.

A fine partita la curva canta come sempre, anche se dentro di noi c’è il silenzio assordante del tifoso che sa che ora deve ascoltare tutte le sentenze di morte, come se avessimo perso già anche quella di campionato.

Quando andiamo via, siamo capaci di analizzarne lucidamente le conseguenze: meglio così, ci evitiamo la doppia sfida con la Juventus al prossimo turno, in un momento in cui non ci azzeccano proprio due partite in più. E se poi passa il Torino? Bah, i tifosi sono animali strani!

Vabbè, io torno a casa sconsolata, buttandomi nel dolciume antistress e non volendo guardare i replay dei goal. Già mi stavo preparando ad una notte agitata e insonne, quando mi arrivano davanti agli occhi le foto della giornata trascorsa nella mia Napoli, tra amicizia e bellezza infinita. E, allora, adesso è facile chiudere gli occhi e addormentarmi felice. Al di là del risultato, oggi come allora, difendo la città. E di nuovo tutto ha un senso.

Forza Napoli a voi e famiglia, sempre!



Criminologa e operatrice sociale a tempo perso. Ama giocare con le parole ma anche a pallavolo, nonostante l’età. Ha le spalle protette dal Vesuvio e lo sguardo fisso sul mare. Così si sente a casa, o quando è in curva B al San Paolo.
Per Idea Napoli cura la rubrica “Racconti in Curva”


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