Scusate, per Lipsia di qua?

Ecco la prof. tifosa 🙂 (foto copertina Michele Saggese, foto articolo Roberto Malfatti)

Bergamo Orio al Serio, + 5. Accettabile.

Questo è il clima con cui partiamo per la nostra trasferta europea. Un po’ come le barzellette, e non è un paragone casuale, siamo io, che manco in Europa da troppo tempo (l’ultima è stata l’Arsenal!), l’amico emigrante a Verona che, invece, le ha fatte praticamente tutte e, quindi, dovrebbe essere esperto (e il condizionale è d’obbligo, visto che ci ha prenotato il volo di ritorno per il 23 marzo e non febbraio, facendoci fare un giro al ritorno con un nuovo biglietto aereo, passando da Treviso e da Vicenza e prendendo praticamente tutti i mezzi di trasporto possibili tranne la mongolfiera), e un milanista che per puro amore mi segue in queste follie.

Con questa allegra compagnia e al comodo orario delle sei, partiamo. Non molto fiduciosi sul passaggio del turno, come potete immaginare, ma fiduciosi in una bella partita. Ci aspetta comunque un giorno di decantazione a Berlino, prima della partenza in autobus per Lipsia. Unica nota da segnalare, scolaresca bergamasca in gita con professoressa toscana, tifosa del Napoli, con marito napoletano che le aveva suggerito di lasciare gli studenti a Berlino per andare a vedere la partita. Lei, ligia al suo dovere di prof, ha dato a noi il compito di rappresentarla in terra di Sassonia. Ma non prima di farsi una foto con noi, rigorosamente con sciarpa del Napoli, per dimostrare al marito che in fondo è un po’ come se avesse seguito il consiglio.

Berlino, 0 gradi. Severo, ma giusto.

E qui il fatto comincia a farsi interessante. Sciarpa e cappello sembrano non bastare più, soprattutto quando hai l’autobus alle 12:15 e alle 13 non si è ancora visto. Insomma, se abbiamo imparato una cosa da questa trasferta tedesca è che il sistema dei trasporti non solo non è intuitivo, ma non è neanche puntuale. E in questo ci sentiamo un po’ a casa. Il programma sarebbe stato fare un giro a Lipsia prima della partita, ma di questo passo dobbiamo solo sperare di arrivarci in tempo per la partita. L’attesa, però, ci fa conoscere tipi interessanti. Anzi, tipi folli e perciò interessanti: uno su tutti, Giampaolo, che vive a Danzica dopo aver girato il Sud America, e che aveva sperato in un sorteggio favorevole a lui, cioè più o meno vicino casa. Insomma, per arrivare a Lipsia si fa la sua levataccia mattutina e miliardi di ore di autobus, ma lui la vive come se fosse comunque sotto casa. Poi c’è il catanese DOC che è inspiegabilmente tifoso azzurro, che ha preso le ferie apposta, un po’ come tutti noi. E, ancora, padre e figlio originari di Barra, quartiere ad est di Napoli, ma che vivono a Francoforte. E poi Carmine, di Afragola, trasferito con la famiglia a Bergamo arrivato con l’aereo a Norimberga e non chiedetemi perché. Poi c’è Parma Partenopea, e poi il Napoli Club Bologna con il presidente Criscitelli in prima linea, già diviso tra l’organizzazione per Cagliari e quella per Napoli-Roma. Non ne siamo pochi e nel giorno della partita cominciamo a sbucare fuori come funghi, in misura direttamente proporzionale all’avvicinarsi del match. Il viaggio in autobus verso Lipsia sembra, a conti fatti, interminabile.

Lipsia, -2 gradi. Pietrificante.

Qui, invece, il fatto diventa preoccupante. Alla sciarpa e al cappello si aggiungono guanti, altra sciarpa e per i maschietti la mutanda di lana. E non sto scherzando. Per alcuni anche il doppio calzino. Scena che Totò e Peppino a Milano ci fanno un baffo. Abbiamo il tempo di un giro molto veloce a Lipsia che sembra carina, ma senza calamite decenti da portare come souvenir e senza il tempo per cercarne altre. Per cui, mamma e amici perdete il pensiero del ricordino dalla Sassonia. Recupererò. Alle 17:30 finalmente fuori le sciarpe azzurre e via verso lo stadio. Optiamo per andarci a piedi, così, perché dobbiamo arrivare belli temprati dal freddo che pare brutto non onorare le usanze di casa. Durante il tragitto, una birra di riscaldamento è stata d’obbligo. Il clima tra le tifoserie è bello e tranquillo, andiamo insieme verso gli spalti della Red Bull Arena, noi tra tante sciarpe rosse, birre e wurst. Questa era la scena.

Quando entriamo nel nostro settore, invece, la scena è stata quasi commovente: appena mettiamo piede dentro, parte la canzone de I Ricchi e poveri. E non sto scherzando. Ci guardiamo intorno quasi spaesati, mentre nell’aria riecheggia magicamente: “Che confusione, sarà perché ti amo!”. Surreale. E poi dicono che i nordici non sono un popolo accogliente. Noi temiamo che quella dopo possa essere “Lasciatemi cantare” e, invece, fortunatamente ce la risparmiano, ma non ci risparmiano i tre goal dell’andata che ci fanno rivedere sui due schermi laterali. Noi non ci curiamo di loro, guardiamo la nostra formazione e, anche se alla fine non passiamo, gli facciamo molta paura.

Lipsia, -7 gradi.  Commovente.

Nel senso che avevamo gli occhi lacrimanti per il gelo. La partita l’avete vista tutti e ne avrete già letto abbastanza. Ci credevamo fin dall’inizio? No, onestamente no. Ci abbiamo creduto già dal primo goal? Si, certamente si. Loro toccano pochissimo il pallone, noi facciamo il nostro sacrosanto gioco e dovere. Abbiamo dimostrato che avrebbero dovuto avere paura, se avessimo giocato anche all’andata. E invece hanno cominciato ad averne solo a metà del ritorno. Per quanto riguarda noi, invece, tra il primo e secondo tempo abbiamo perso la sensibilità ai piedi, al 70° alle mani, il naso ce l’eravamo giocato al 20°. Siamo riusciti a sentire il cervello nuovamente alla terza birra post-partita. Di una grande partita. DI una meravigliosa partita che ci lascia l’amaro in bocca, è inutile negarlo, ma ci fa andare via con il sorriso e con la testa già a Cagliari.

Venerdì 23 ore 18, dopo un viaggio della speranza che ci ha visto passare da Treviso, Vicenza, Verona, Bergamo. E con una domanda nella testa che ogni tanto ci facciamo, guardandoci negli occhi: “E se avesse segnato Tonelli?”

Io non lo so, sicuramente i -7 sarebbero diventati in un sol colpo 30 gradi di abbracci e felicità. E sarebbe stato non bello, ma perfetto. Ci siamo dovuti accontentare della bellezza, che la perfezione è lì a un passo. Dobbiamo solo andare a prendercela.

Sempre forza Napoli a voi e famiglia.

 

About the author

Criminologa e operatrice sociale a tempo perso. Ama giocare con le parole ma anche a pallavolo, nonostante l’età. Ha le spalle protette dal Vesuvio e lo sguardo fisso sul mare. Così si sente a casa, o quando è in curva B al San Paolo. Per Idea Napoli cura la rubrica “Racconti in Curva”

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