Sotto casa dell’ispettore Lojacono: Piazzetta Grande Archivio

16923467_10206364548270991_2100155484_n«Vigliena! Hai visto, Virgi’?»: il mio entusiasmo nel riconoscere molti dei luoghi in cui sono state girate le scene della fiction “I bastardi di Pizzofalcone” si mescolava alla nostalgia che prova chi abita lontano, quella che quando vedi Napoli, fosse pure solo in un disegno, ti vengono le farfalle nello stomaco! Per l’ultima puntata della serie televisiva tratta dai libri di Maurizio de Giovanni ero davanti alla tv in compagnia di Virgilio, indiscussa guida del fantastico viaggio di Divina Napoli alla scoperta della città: per consolarmi e placare la nostalgia, il poeta mi ha portato… sotto casa dell’ispettore Lojacono!

Piazzetta Grande Archivio ci sorprende coi suoi gioielli d’arte e di storia, incastonati tra Via San Biagio dei Librai e Corso Umberto I: se da un lato della piazza troviamo casa dell’ispettore, dall’altro si erge imponente l’Archivio di Stato, all’interno dell’antico monastero benedettino dei Santi Severino e Sossio, mentre al centro della piazza spicca la Fontana della Sellaria.

Ero ancora in preda allo stupore, quando Virgilio cominciò a spiegare: «L’Archivio è la più ampia raccolta documentaria dell’Italia meridionale, con volumi, opuscoli, manoscritti, atti ufficiali, pergamene e documenti riguardanti la città di Napoli dal X secolo all’epoca moderna. È ospitato nei chiostri della chiesa dei Santi Severino e Sossio: le origini del complesso risalgono al X secolo e la parte più antica del monastero è il suggestivo chiostro detto Atrio del Platano, che prende il nome dall’albero che – secondo la leggenda – sarebbe stato piantato da San Benedetto. Ma l’Archivio non solo conserva antichi documenti, svolge anche attività di promozione del patrimonio documentario, con incontri di studio, mostre e convegni organizzati in collaborazione con istituti universitari e altri centri di ricerca. Al suo interno è attiva la Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica, che coi suoi corsi offre una formazione in campo archivistico, e vi sono inoltre un laboratorio di restauro e uno dedicato alla fotoriproduzione dei documenti; non dimentichiamo poi la ricca Biblioteca, la più importante biblioteca d’archivio della Campania, con un patrimonio costituito da circa 30.000 volumi».

Protagonista della piazza, però, è la Fontana della Sellaria, perla del barocco, in piperno e marmo bianco, che prende il nome dalla sua precedente collocazione nell’allora Piazza della Sellaria, scomparsa in seguito ai lavori di Risanamento a inizio Novecento: «Fu realizzata a metà del Seicento» continuò Virgilio «per volere del vicerè Iñigo Veléz de Guévara, conte di Oñate, dopo che furono rase al suolo le case di proprietà di un capo carceriere della Vicaria, punito per aver preso parte alla Repubblica partenopea di Masaniello: alla fine della rivoluzione il capo carceriere fu condannato a morte, mentre le sue proprietà e quelle di altri complici distrutte; la fontana venne poi finanziata dagli stessi proprietari delle altre case della contrada».

Dietro la fontana, quasi nascosta, spunta la Chiesa di Santa Maria Stella Maris o Santa Maria Stella del Mare: «Risale al 1907 e venne costruita in sostituzione di una chiesa dove erano ospitate varie congreghe e che fu demolita durante il Risanamento urbanistico: la confraternita dei Caciolii, che all’epoca aveva sede in quella chiesa, promosse quindi la costruzione del nuovo luogo di culto e la struttura odierna divenne sede dalla Reale Arciconfraternita di Santa Maria Stella Maris e San Biagio dei Caciolii».

Osservo affascinata gli archi a sesto acuto presenti sia in facciata che nelle pareti laterali, elementi tipici dello stile neogotico, ovvero la tendenza che tra l’Ottocento e i primi del Novecento riproponeva caratteristiche e forme dell’architettura gotica. Un vero tesoro, rimasto purtroppo a lungo abbandonato e per molto tempo chiuso al culto: le condizioni attuali dell’edificio non ci devono far dimenticare che si tratta di una chiesa edificata più di recente rispetto a tante altre che troviamo in città. Dopo una lunga battaglia, a novembre 2016 l’associazione “I Sedili di Napoli” ha riaperto la chiesa con l’intenzione di ridarle vita e ha illustrato al pubblico il progetto di restauro, un raggio di speranza per un angolo di centro storico che andrebbe valorizzato meglio: tra i progetti futuri per l’utilizzo di Santa Maria Stella Maris, oltre alle celebrazioni religiose, c’è anche quello di un museo etnografico della Magna Grecia, ma ci sarà spazio pure per mostre, concerti e convegni.

P.S. Sapete che all’Archivio di Stato si possono fare delle visite guidate? Ecco tutte le info: http://www.archiviodistatonapoli.it/servizi-al-pubblico/visite-guidate/

About the author

Napoletana nata a Torino, laureata in Scienze della Comunicazione, con la passione per la sociolinguistica e il turismo. Innamorata di Napoli e del Napoli, divora libri e pizze fritte. Per Idea Napoli cura la rubrica “Divina Napoli”.

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