Vesuvio Blues: una chitarra che canta

La presentazione del disco a “La Feltrinelli” dello scorso 27 ottobre (foto articolo e copertina Angelo Orefice – @ www.angeloorefice.com)

Correva l’anno 1999, e dalle casse di uno stereo sentii per la prima volte le note di una chitarra entrarmi prima nel cervello e poi nell’anima. Erano le note dell’album Bella Jurnata, il disco che mi ha fatto conoscere Antonio Onorato, uno dei più grandi chitarristi viventi, ed a mio avviso di tutti i tempi. Credo che siano oramai veramente poche le persone che non conoscano Antonio: ha suonato praticamente in tutto il mondo (dall’America all’Africa, passando per quella che è stata la sua seconda casa, L’Around Midnight di Via Bonito, al Vomero) ed ha collaborato con un numero elevatissimo di musicisti di fama nazionale ed internazionale (Franco Cerri e Toninho Horta, solo per citarne due con i quali ha condiviso sia il palco che lo studio di registrazione). Il suo mondo musicale viene notoriamente associato al Jazz, ma credo che questo sia assolutamente riduttivo: la sua musica sa di Africa, di Napoli, di Brasile e di New Orleans, ma senza appartenere realmente a nessuno di questi luoghi fisici. Le note di Antonio Onorato abitano nella sua anima ed arrivano, senza fermate, dentro l’anima di chi lo ascolta. Scrivo queste parole non per circostanza, ma perché ho avuto l’enorme fortuna di poter conoscere Antonio, oltre che come artista, anche come uomo: si è soliti pensare che i musicisti siano narcisisti e refrattari al contatto reale con il pubblico: Onorato è l’eccezione che conferma la regola. A dimostrazione di ciò la partecipazione della sua immensa chitarra in una canzone del disco del mio gruppo: il titolo della canzone lo conoscete bene, perché dà il titolo a questa rubrica.

Ora però basta con il passato e catapultiamoci nel presente. Siamo qui per parlare dell’ultimodisco di Antonio, Vesuvio Blues, uscito da pochissimi giorni. Un lavoro discografico certamente atipico per Onorato, in quanto, per la prima volta, oltre che dei brani strumentali, possiamo ascoltare anche la voce e le qualità di autore di Antonio. Il disco è composto da dodici tracce, quattro delle quali (O nonno mio, E sto pensando ancora a te, Solo con te e nessuno più e Casa rossa) sono delle vere e proprie canzoni.

Come ho appena scritto, il titolo dell’album non deve trarre in inganno: non si tratta di un disco di Blues, ma di una commistione di mondi sonori che creano un risultato unico e non ascrivibile a nessun recinto musicale. Se volete farvi un’idea più chiara di ciò che sto scrivendo, vi basterà ascoltare la prima traccia del disco, Where are you, composta interamente con la apple guitar, utilizzando degli archi campionati. L’ascolto del disco prosegue con i cinque strumenti cardine dell’espressione artistica di Antonio; ovvero la chitarra semiacustica, la chitarra acustica, la chitarra classica, la chitarra elettrica e la Breath Guitar (una chitarra che utilizza suoni MIDI e che si aziona con l’utilizzo del fiato) e termina con Casa rossa, un omaggio al chitarrista preferito di Antonio: Jimi Hendrix. Dopo l’ascolto del disco, ho posto ad Antonio delle domande, che vi riporto qui.

In questo disco, e per la prima volta nella tua carriera, hai deciso di utilizzare anche la forma canzone per alcuni tuoi brani: come nasce questa scelta?

È stata una scelta nata molto spontaneamente. Ho deciso di aggiungere alla mia Musica, in qualche brano, un nuovo strumento: la mia voce, Quest’ultima accompagna la mia chitarra, che resta protagonista, come sempre.

Il titolo del disco è Vesuvio Blues: cosa unisce, secondo te, queste due parole?

Il Vesuvio rappresenta le mie origini, il blues qui è inteso come musica dell’anima, del sentimento, del riscatto sociale. Non è un album di blues canonico, ma rispecchia un po’ il mio modo personale di attraversare la Musica nella sua interezza, spaziando tra il jazz, il rock, il blues, la bossa nova, la musica sinfonica, partendo sempre però dalle mie origini di uomo del sud Italia.

Tra le canzoni che ho ascoltato, quella che mi è piaciuta particolarmente è stata: nonno mio: ci racconti come è nata?

Ho preso spunto da un vecchio proverbio popolare napoletano: si ‘o nonno mio nun era muorto era vivo ancora. Si riferisce a tutte quelle persone che si riempiono la bocca con i se e con i ma. Ce ne sono a bizzeffe in giro, specialmente tra i nostri politici. Amo particolarmente i “detti” antichi popolari. Sono vere e proprie pillole di saggezza.

Oltre alle canzoni, in questo disco c’è un’altra novità: l’utilizzo dell’apple guitar. Non sei nuovo a queste sperimentazioni, in quanto credo che tu sia praticamente l’unico in Italia (mi tengo basso) a suonare la breath-guitar: quanto pensi possa arricchire il tuo bagaglio artistico questa innovazione tecnologica?

Come ben sai, sono da sempre un ricercatore e uno sperimentatore nel mio ambito. La mia sperimentazione musicale però va di pari passo alla mia evoluzione come essere umano. La breath guitar è uno strumento innovativo e molto evocativo, che ormai fa parte del mio suono, del mio modo di trasmettere l energia musicale. Anche l’apple guitar è un altro nuovo strumento musicale che può aprire nuovi orizzonti. Il primo brano dell’album, Where are you, è praticamente suonato solo con questo tipo di chitarra ed il risultato mi sembra molto buono.

Il disco termina con un omaggio ad Hendrix: quanto credi che la sua opera abbia dato e quanto ancora abbia da dare al modo della musica?

Jimi Hendrix era un alieno, un grande sperimentatore. Definirlo solo come un grandissimo chitarrista è riduttivo. Jimi Hendrix era un angelo. La sua musica sarà sempre una fonte inesauribile di energia positiva e catartica per tutta l’umanità.

Come ti poni davanti al tema dei generi musicali: secondo te esistono, o sono solo il frutto della fantasia delle case discografiche?

Per me non esistono i generi musicali. Per me esiste solo una sola Musica, intesa come energia suprema, divina. L’uomo poi è capace di produrre anche una sorta di Musica “mentale”, cioè partorita dalla mente umana. Quella però non ha niente a che vedere però con la vera Musica, che è tutt’altra cosa.

Ci aggiorni sui tuoi prossimi live?

Sto promuovendo in questi giorni Vesuvio Blues con una serie di concerti in tutta Italia e a Gennaio inizierò anche all’estero, partendo da Londra. Mi auguro veramente di far sentire la mia Musica Vesuviana a tutto il mondo.

Concludo con una considerazione personale: ho sempre consigliato l’ascolto di Antonio Onorato a chi voleva affacciarsi per la prima volta al mondo della musica strumentale, perché chi lo ascolta ha sempre la sensazione che la sua chitarra, non si limiti solo a suonare, ma contemporaneamente anche a cantare. Credo che questo disco, con l’aggiunta di alcune canzoni vere e proprie, possa essere ancora di più un valido strumento in questo senso.

Buon ascolto ed “un grande abbraccio” a tutti voi da parte di Antonio.

 

About the author

Talmente tante vite alle spalle che oramai non le ricorda più. La passione più grande resta la musica e la scrittura in genere. Alla ricerca di se stesso negli occhi degli altri, e viceversa. Napoli nel DNA. Per Idea Napoli cura la rubrica “Napoletano Atipico”.

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