Napoli ha imparato la lezione di Pino Daniele?

No.

La risposta alla domanda del titolo purtroppo è “no”.

Quattro anni fa, la mattina del 5 gennaio, ci siamo svegliati orfani di uno dei migliori “raccontatori” della città e di uno dei più grandi cantautori italiani di sempre.

Pino Daniele è stato un gigante, un artista dalla grandezza forse ancora sconosciuta ai più.
Poeta, musicista, cantante, acuto osservatore della sua Napoli, che in questi giorni lo ricorda ma in realtà dimostra quotidianamente di non aver ancora saputo assimilare la sua lezione.

Pino Daniele ci ha parlato d’amore, di tristezza, di libertà, di rabbia, di riscatto, di politica, di civiltà, di razzismo, di immigrazione, di omosessualità, di tolleranza, di ribellione.
Ci ha raccontato Napoli come se lui stesso l’avesse creata, ha cercato di lanciare un messaggio che non sempre è stato percepito.

Se Napoli e i napoletani “vivessero” davvero le canzoni di Pino Daniele, probabilmente la città sarebbe quello che meriterebbe di essere e non una eterna promessa mancata, una massa multiforme e multifaccia capace di farti sentire in Paradiso e dopo un attimo precipitarti all’Inferno.

Pino Daniele, come il suo amico Massimo Troisi e come il maestro Riccardo Muti, come Eduardo e come Totò, ha cercato di dire al mondo che Napoli non è (solo) caos e disordine, amore e fantasia, allegria e folklore e mare e statuette del presepe e il pallone e il sangue e tutte quelle immagini che sembrano prodotte in uno studio cinematografico.

Questo, purtroppo, Napoli non l’ha capito. Preferisce crogiolarsi in quell’identità da stadio che fa comodo soltanto a giornalisti, scrittori e opinionisti senza troppe qualità o voglia di sporcarsi le mani e la faccia.

Pino Daniele (con pochi altri), si è sporcato le mani parlando di Napoli e andandosene da Napoli, cantando il blues e contaminandosi con gli artisti a lui affini e con quelli che più lontano non potevano essere, facendo il jazz e i madrigali (pensare che qualcuno lo riteneva troppo commerciale; uno che vuole essere commerciale canta i madrigali negli anni duemila?).

Per questo ci manca.

E ci mancherà sempre.


About the author

Giornalista pubblicista, amante delle parole scritte e della napoletanità pura. Sorride e si emoziona con i film di Totò e Troisi, sogna con la musica di Pino Daniele. Per Idea Napoli scrive "Racconti".

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